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Spalletti, mercato e rosa di riciclati: la crisi della Juve ha più di un responsabile

Dopo lo 0-3 con la Lazio, l'ottavo posto a 11 punti non si spiega con una partita sola. Le responsabilità vanno divise tra chi allena e chi ha costruito la rosa.

Luciano Spalletti
Luciano Spalletti — Foto: Quirinale · Attribution

Un 3-0 interno, con tre gol subiti su tre tiri in porta della Lazio e un 58% di possesso che non ha prodotto niente, non nasce in una domenica sola. La Juventus è ottava con 11 punti dopo 7 giornate, la vetta (Inter e Lazio a 19) è a otto lunghezze, e la serata dei fischi all'Allianz Stadium ha riaperto la discussione sulle cause vere. Noi la mettiamo così: le colpe sono almeno due, e stanno su scrivanie diverse.

La prima è della panchina. Luciano Spalletti ha cambiato assetto da una partita all'altra: a Vigo è partito con Kolo Muani unico centravanti e Douglas Luiz-McKennie-Sarr a centrocampo, con la Lazio ha schierato Woltemade con Alajbegović e Conceição alle sue spalle e Koopmeiners-McKennie-Sarr in mezzo. Il tandem Woltemade-Kolo Muani lo ha liquidato con «un picchiettino». Resta una squadra di cui, a sette giornate, è difficile dire che identità abbia. Il tecnico ha anche ricordato che tra l'atterraggio da Vigo, alle 4:30 di venerdì, e il fischio d'inizio sono passate 64 ore e 15 minuti: spiegazione legittima, ma a questo punto non basta a coprire un primo tempo in cui la Lazio, in dieci per l'ammonizione di Taylor, non è stata punita.

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La seconda responsabilità è di chi ha costruito la rosa. Il mercato estivo ha portato Vicario, Grabara, Çelik, Lucumí, Alajbegović, Woltemade, Sarr e Boga, più i ritorni di Nicolás González, Kolo Muani e Rugani. Sono tanti nomi, e il dibattito a Dazn dopo la partita è stato brutale: nessun difensore, centrocampista o attaccante davvero top. Pesano anche le assenze lunghe di Yıldız, Locatelli e Thuram. A gennaio lo stesso Padovano ha chiesto «un vero nove da tutelare». La società ha un monte ingaggi da 142 milioni l'anno, il più alto della Serie A: con quella spesa, il risultato è questo.

La domanda che resta La società per ora tiene Spalletti, che ha contratto fino al 2028, ma l'«per ora» è già stato scritto. Il nome di Conte è tornato a circolare, e noi pensiamo che cambiare allenatore senza cambiare le premesse sarebbe solo spostare il problema di sei mesi. Il tifoso che fischia non vuole sapere chi paga, vuole vedere una squadra che sa cosa fare quando l'avversario è in dieci.

Giovedì alle 18:45, all'Allianz Stadium, arriva il Rennes in Europa League: è un altro torneo, ma sarà il primo esame dopo la notte dei fischi, e senza Conceição, fermo per la lussazione alla spalla sinistra. Domenica 25 ottobre alle 18 c'è Lecce-Juventus, in campionato. Due partite che diranno se la crisi ha un solo colpevole o, come temiamo, più di uno.

Il video ufficiale

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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