Il processo dopo Genova: nella crisi della Juve non si salva nessuno, dalla proprietà al campo
Tre sconfitte in nove giornate, ottavo posto, -6 dalla Champions. Il 2-0 del Ferraris è il punto più basso dell'anno di Spalletti, ma le responsabilità vanno dai conti di Exor fino allo spogliatoio.

Il 2-0 di Genova è il punto più basso del primo anno di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus. Probabilmente è anche il punto più basso degli ultimi cinque anni bianconeri. Le sconfitte in nove giornate sono già tre, la squadra è ottava con 14 punti, a -11 da Lazio e Inter e a -6 dal Como, che oggi occupa il quarto posto. Il quarto posto vuol dire Champions League, cioè l'obiettivo minimo di una stagione che la Champions non la gioca. Da mercoledì sera tutti si chiedono di chi sia la colpa. La risposta non piace a nessuno: è di tutti.
Partiamo dall'alto. Il bilancio 2025/26 si è chiuso con una perdita di 66 milioni, la nona di fila. I ricavi sono scesi a 474,7 milioni (-10,4%), mentre il monte ingaggi è salito a 142 milioni, il più alto della Serie A. Il 3 novembre l'assemblea degli azionisti vota un aumento di capitale fino a 250 milioni. Quindi Exor i soldi li mette. Però il problema resta: la squadra più pagata d'Italia è ottava. Dalla proprietà, in particolare da John Elkann, filtra la linea di andare avanti con Spalletti, mentre i tifosi chiedono Conte. La domanda scomoda è se questa sia fiducia in un progetto o la paura di cambiare per l'ennesima volta.
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Chi ha costruito la rosa, chi la allena
La dirigenza è stata rifatta in estate: Giovanni Carnevali è amministratore delegato dal 12 giugno, Frederic Massara guida l'area sportiva e Marco Ottolini è il direttore sportivo. La rosa che va in campo l'hanno costruita loro. Woltemade è arrivato in prestito dal Newcastle l'ultimo giorno di mercato: in Europa League ha segnato 3 gol in 3 partite, in Serie A ancora nessuno. Kolo Muani in campionato ha segnato un solo gol, a Cagliari, in 8 partite da titolare. A gennaio il primo nome sulla lista è un centravanti, Balogun del Monaco, valutato circa 50 milioni. Il 14 ottobre Carnevali aveva detto che l'obiettivo è vincere l'Europa League. Dopo Genova ha riunito la squadra con un discorso duro. Bene, ma chi ha costruito la rosa deve rispondere della rosa, non solo del tono negli spogliatoi.
Poi c'è l'allenatore. Oggi Spalletti compie un anno alla Juve, con la stessa media punti di Thiago Motta. Da Lecce in poi gioca con il 3-5-2. Al Ferraris la Juve ha avuto il 63% di possesso e ha tirato 16 volte, ma solo 3 nello specchio. Al Genoa sono bastati due tiri in porta per segnare due gol entro il 28'. Siamo ultimi in Serie A per percentuale di tiri concessi dentro l'area, e allo Stadium non vinciamo da 39 giorni. Dopo la partita Spalletti ha detto «Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l'abbiano». Se l'allenatore dubita in pubblico dei suoi giocatori, sta processando anche se stesso, perché i giocatori li deve far rendere lui.
C'è poi un capitolo che nessuno vuole aprire: l'infermeria. In questa stagione si sono fermati 16 giocatori, e a Genova ne mancavano otto, tra cui il capitano Locatelli (menisco) e Yıldız (frattura al metatarso). Dal 2019 la preparazione atletica ha cambiato nove responsabili. Non la chiamiamo sfortuna, perché è un problema di struttura. Però non è nemmeno un alibi: gli undici che erano in campo al Ferraris bastavano per vincere i contrasti.
E qui arriviamo ai giocatori. Spalletti l'ha detto chiaro: «Non siamo stati a livello da un punto di vista di duello fisico». McKennie ha aggiunto: «Spalletti non può prendersi tutte le colpe, siamo tutti colpevoli», e poi «La tattica non c'entra quasi niente». Dieci giorni prima Bremer era stato multato per lo sfogo dopo la Lazio. Se la tattica conta poco, come dice McKennie, allora a Genova è mancato altro: l'atteggiamento, la cattiveria nei contrasti. Per una squadra che si chiama Juventus è un'accusa più pesante di qualsiasi errore di modulo.
Da stasera la squadra è in ritiro alla Continassa, deciso da Spalletti e condiviso dalla società. Domenica alle 20:45 all'Allianz Stadium arriva il Napoli, che ha i nostri stessi 14 punti. Poi ci sono AZ Alkmaar e Fiorentina, prima della sosta dal 9 al 17 novembre, che è la data indicata per un'eventuale svolta. In tre partite capiremo se a pagare sarà solo l'allenatore, come succede sempre, o se stavolta il conto arriverà anche più in alto.
Fonte: La Gazzetta dello Sport



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