Un anno di Spalletti, e a Genova la Juve peggiore: la difesa a tre non ha cambiato niente
Domani, venerdì 30 ottobre, fa un anno che Luciano Spalletti allena la Juventus. Il 2-0 del Ferraris dice che il problema non era il modulo. E domenica allo Stadium arriva il Napoli.

Domani, venerdì 30 ottobre, fa un anno esatto dall'arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus. Ci si arriva con il 2-0 di Genova, che per noi è la peggiore partita della sua gestione: non solo per il risultato, ma per come è maturato. Al Ferraris abbiamo visto una squadra slegata, senza un'idea di gioco riconoscibile. Gli errori tecnici, anche elementari, li hanno commessi quasi tutti quelli scesi in campo.
Il primo tempo è stato il punto più basso. Ehizibue al 12', Baldanzi al 28', e in mezzo nessuna reazione. Kalulu, fin qui uno dei pochi a reggere, ha sbagliato sul raddoppio e poi, nell'area del Genoa, ha mandato fuori da ottima posizione il pallone che poteva riaprire la partita. Cambiaso ha giocato un'altra gara sotto il suo livello, e ormai non è più una sorpresa. Bremer, Douglas Luiz, Sarr e Kolo Muani non hanno fatto meglio.
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Il dato più duro è che non era una questione di moduli. Dopo lo 0-3 con la Lazio si è discusso per giorni di assetto, e da Lecce la Juve è passata alla difesa a tre con due punte. Alla vigilia di Genova Spalletti ha respinto l'idea che fosse stata una richiesta dello spogliatoio: «Di certo non appartiene ai ragazzi il passaggio a questo sistema di gioco, perché ho a che fare con calciatori seri». Chiunque l'abbia deciso, la sostanza non cambia: la squadra continua a difendere male e davanti produce ancora meno, perché senza esterni ha perso l'imprevedibilità che aveva. Il segnale c'era già al Via del Mare, dove il 2-0 era arrivato con una ripresa da 4 tiri contro 12.
Dodici mesi, un bilancio
Dopo un anno il conto è questo: la Champions mancata la stagione scorsa e oggi l'ottavo posto, con 14 punti in nove giornate. Siamo a 6 punti dal Como quarto e a 11 da Lazio e Inter. Tudor fu esonerato con 12 punti dopo otto giornate; dopo otto giornate questa Juve ne aveva 14, poi è arrivata Genova. La crescita che ci si aspettava da un allenatore del suo spessore, dopo dodici mesi di lavoro, in campo non si vede.
Sarebbe però comodo scaricare tutto su di lui. Dal mercato non è arrivato il centravanti d'area che serviva a Spalletti: Kolo Muani ha un gol in 8 partite da titolare in Serie A, Woltemade in campionato non ha ancora segnato, e la Juve è ultima in Serie A per percentuale di tiri presi da dentro l'area. Che la società cerchi già a gennaio un nove, con Balogun primo nome, ammette che la rosa costruita in estate ha un buco. Di questo rispondono Frederic Massara e Marco Ottolini, non l'allenatore. Resta l'infermeria: a Genova mancavano in otto, compreso il capitano Locatelli.
Finora la società non si è mossa: il contratto di Spalletti va fino a giugno 2028, dopo la Lazio è arrivata una conferma «per ora», e il 22 ottobre Giovanni Carnevali ha ricordato che «alla Juve la panchina scotta». La domanda che ci portiamo dietro è scomoda: se in un anno la squadra non è cresciuta, cosa possono dire di nuovo tre partite? Eppure il verdetto passerà da lì.
Domenica alle 20:45 all'Allianz Stadium arriva il Napoli, con Allegri in panchina solo se verrà accolto il ricorso. Poi l'AZ Alkmaar in Europa League e la Fiorentina, prima della sosta che comincia il 9 novembre. Dopo i fischi della Lazio, lo Stadium non perdonerebbe un'altra serata senza intensità.
Fonte: Goal.com




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