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Spalletti rischia l'esonero dopo Genova: Pioli per traghettare, Inzaghi e Farioli per ripartire, la sosta come data

Il 2-0 del Ferraris riapre il discorso sulla panchina dieci giorni dopo lo 0-3 con la Lazio. Prima della sosta mancano tre partite: Napoli, AZ e Fiorentina.

Luciano Spalletti
Luciano Spalletti — Foto: Quirinale · Attribution

Dieci giorni dopo lo 0-3 con la Lazio, e nove dopo una conferma arrivata con la formula «per ora», la panchina di Luciano Spalletti torna in discussione. Il 2-0 del Ferraris, con Ehizibue al 12' e Baldanzi al 28', rimette sul tavolo l'esonero e riapre il giro dei nomi per il dopo. Il «per ora» del 19 ottobre è durato tre partite.

I numeri sono questi: Juventus ottava con 14 punti dopo 9 giornate, 4 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, 11 gol fatti e 10 subiti. Il Como, quarto, è a 20: il posto Champions, cioè il minimo della stagione, è lontano sei punti. Lazio e Inter sono a 25, undici sopra di noi. Un anno fa Igor Tudor fu esonerato con 12 punti dopo otto giornate. Spalletti, che è in carica dal 30 ottobre 2025 e venerdì compie un anno sulla nostra panchina, oggi non ha numeri molto diversi.

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Il Genoa che lui stesso aveva descritto La sconfitta di Genova fa male anche per com'è arrivata. Alla vigilia Spalletti aveva messo Baldanzi fra i giocatori da cui guardarsi, e Baldanzi ha firmato il raddoppio. Il Genoa ha chiuso la partita prima dell'intervallo, con i due gol a sedici minuti di distanza, e la Juve non ha avuto la forza di riaprirla. Il 3-5-2 adottato da Lecce in poi, che l'allenatore ha negato fosse stato chiesto dai giocatori («Mai») e che secondo un retroscena sarebbe nato da una richiesta della società, non ha retto la prima trasferta contro una squadra che voleva fare battaglia. Lo 0-2 del Via del Mare sembrava una base da cui partire. Si è sciolto in mezz'ora.

Sul dopo, a noi risulta che per traghettare la squadra il nome sia quello di Pioli, mentre per un ciclo nuovo i nomi sono Simone Inzaghi e Farioli. Il momento indicato per un'eventuale svolta è la sosta, dal 9 al 17 novembre. Sullo sfondo resta Conte, senza squadra da maggio, che il 23 ottobre ha scritto sui social «Nessuna trattativa avanzata», e Vidal tre giorni dopo ha fatto il tifo per lui: «Scelgo Conte, senza alcun dubbio». Sono indicazioni, non trattative: nessuno, alla Continassa, ha ancora preso una decisione.

La domanda scomoda però va fatta, ed è rivolta alla dirigenza più che all'allenatore. Il 22 ottobre Giovanni Carnevali aveva detto «Alla Juve la panchina scotta», e lo stesso giorno Spalletti aveva risposto «Non chiedetemi di lasciare». Ha un contratto fino a giugno 2028. Se la società ha davvero spinto per cambiare modulo, quel modulo ora è anche suo. E l'attacco senza un vero centravanti, con il mercato che a gennaio cerca Balogun, è stato costruito in estate da chi guida l'area sportiva, non da chi allena. Cambiare il quarto allenatore in pochi anni senza chiedersi chi ha fatto questa rosa vorrebbe dire ripetere l'errore di sempre. Il 3 novembre, intanto, l'assemblea vota un aumento di capitale fino a 250 milioni dopo una perdita di 66, la nona di fila.

Domenica alle 20:45 all'Allianz Stadium arriva il Napoli. Poi l'AZ Alkmaar in Europa League e la Fiorentina, e quindi la sosta. Sono tre partite per decidere se il «per ora» del 19 ottobre aveva una scadenza. E dopo Genova non si vedono molti motivi per pensare di no.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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