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Conte: «Il Napoli è stato meraviglioso, ma mi ha consumato tutte le energie»

L'ex allenatore azzurro torna sul biennio vissuto sulla panchina del Napoli e spiega, in un'intervista a The Athletic, cosa lo ha portato a lasciare il club dopo lo scudetto e la Supercoppa.

Conte
Conte — Foto: la7.it

«Napoli è stata un'esperienza meravigliosa. Richiedeva molta energia e non era facile»: con queste parole, in un'intervista a The Athletic, Antonio Conte prova a mettere a fuoco perché ha scelto di lasciare la panchina azzurra dopo due stagioni.

Un bilancio che arriva dopo due annate caratterizzate da risultati importanti: la conquista dello scudetto e della Supercoppa, prima della decisione di interrompere il rapporto con il club di Aurelio De Laurentiis. Non un addio qualunque, quindi, ma la fine di un ciclo chiuso nel momento più alto possibile.

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A spiegare la fatica di quel percorso è lo stesso Conte, che chiama in causa il livello della concorrenza in Serie A: «Dover affrontare Inter, Juve e Milan non è una passeggiata per club come Napoli, Roma o Lazio. Per cui ho consumato davvero molte energie». Una frase che pesa, perché arriva da chi quella sfida l'ha vinta portando il tricolore a Napoli.

Sul presente, Conte racconta una fase diversa, più distante dal campo: «Ora sono in una fase in cui mi limito a tenere d'occhio la situazione. Nei periodi di calma, quando non lavoro, la cosa bella è che posso sedermi e guardare le partite, studiare nuovi approcci ed essere ancora più calmo e lucido mentre cerco di adattare gli sviluppi del calcio alle mie idee».

Parole che arrivano in un momento tutt'altro che banale per il Napoli che Conte ha lasciato. Al suo posto siede oggi Massimiliano Allegri, con un mandato più basso rispetto allo scudetto: quarto posto e un passo avanti in Champions. E la squadra, nono posto con 7 punti in 5 giornate, sta vivendo secondo Opta la peggiore partenza di campionato degli ultimi dieci anni, con striscioni contro la proprietà comparsi fuori Castel Volturno dopo il pareggio di Firenze.

Conte non ha speso una parola su Allegri né sull'attualità azzurra: ha solo raccontato quanto gli sia costato, in energie, il biennio partenopeo. Ma il confronto, a Napoli, lo fa la piazza da sola: chi ha lasciato un trofeo in bacheca e oggi guarda le partite seduto con lucidità, e chi eredita una squadra che prima del Frosinone di sabato deve ancora trovare la propria identità.

Fonte: AreaNapoli

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