Højlund torna al Franchi: quattordici minuti per il gol che fece meglio di Cavani, Higuain e Mertens
Domenica il danese ritroverà lo stadio dove debuttò in maglia azzurra segnando quasi subito: un precedente che oggi pesa su una squadra che senza i suoi gol fatica a trovare la porta.

Domenica al Franchi Højlund tornerà nello stadio dove ha scritto la sua prima pagina da giocatore del Napoli. Arrivato l'ultimo giorno di un mercato estivo dal Manchester United, firmò il contratto, fece le foto di rito con il golfo di Napoli alle spalle e partì quasi subito per rispondere alla convocazione della nazionale danese. Quando tornò aveva pochi allenamenti nelle gambe e un gruppo che conosceva appena.
In panchina c'era Antonio Conte, che nonostante i tempi stretti gli affidò comunque le chiavi dell'attacco schierandolo titolare. Bastarono quattordici minuti per il primo gol in maglia azzurra: strappo in profondità, resistenza al ritorno del difensore, palla piazzata sul palo lungo con un tocco da biliardo. Nessuno degli attaccanti dell'era De Laurentiis, né Cavani né Higuain né Mertens, aveva impiegato così poco tempo per festeggiare la prima rete in azzurro.
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Non fu solo il gol. Højlund lottò su ogni pallone con la difesa avversaria, si abbassò a legare i reparti, pressò senza risparmiarsi per tutta la gara. Al momento della sostituzione fu il pubblico del Franchi, avversario per una sera, ad applaudirlo convinto: capita raramente che sia la curva di casa a certificare la prestazione di chi è appena venuto a fare male ai suoi colori.
Quel debutto oggi torna d'attualità in un contesto diverso. Conte non c'è più, in panchina siede Massimiliano Allegri, e il Napoli che si presenta di nuovo al Franchi è decimo in classifica con 6 punti in 4 giornate, reduce dall'1-0 sul Bologna che ha interrotto tre sconfitte consecutive. Nelle cinque partite stagionali il danese è l'unico attaccante che si sia ripetuto in gol, a quota due reti nate da giocate individuali, mentre Alisson Santos e Noa Lang sono ancora a secco.
È un dato che dovrebbe far riflettere più che rassicurare. Una squadra che si affida quasi per intero ai piedi di un solo centravanti per trovare la porta non è una squadra che segna: è una squadra che aspetta che segni lui. Il ritorno nello stadio del suo ricordo più bello in azzurro arriva proprio nel momento in cui il Napoli avrebbe bisogno che il resto dell'attacco si sbloccasse, non che Højlund ripetesse da solo l'impresa di un anno fa.
Domenica alle 12:30, sullo stesso campo, si vedrà se quel talento per l'attimo giusto è rimasto intatto o se il peso di essere l'unico che segna comincia a farsi sentire anche su di lui.
Fonte: MondoNapoli




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