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Giannini: «Totti il più grande numero 10, Dybala quinto nella mia classifica»

Lo storico capitano giallorosso stila la sua personale gerarchia dei dieci della Roma e racconta il legame con un giovanissimo Totti, da compagno di stanza in ritiro.

Giannini
Giannini — Foto: goal.com

Giuseppe Giannini, il «Principe», storico capitano giallorosso, ha messo in fila i più grandi numeri 10 della storia della Roma: al primo posto, «per numeri», c'è Francesco Totti. Seguono Agostino Di Bartolomei e Giancarlo De Sisti. Giannini si piazza quarto, «per la romanità», e al quinto posto ci metto Paulo Dybala, «anche se sulla schiena porta il 21».

Di Dybala, Giannini apprezza soprattutto la semplicità con cui gioca: «Riesce sempre a uscire da ogni situazione di gioco, anche la più complicata. Pure quando è circondato da due o tre avversari è capace di destreggiarsi in qualche modo e venirne fuori palla al piede». E ancora: «È un giocatore che ha fantasia, colpi di genio. E si vede che, quando gioca, si diverte. Quando un campione riesce a giocare divertendosi, trascina anche i tifosi, che si immedesimano in lui». Alla domanda su cosa ruberebbe e cosa regalerebbe all'argentino se potesse tornare in campo, la risposta è diretta: «Gli ruberei il piede sinistro, ma gli darei il mio destro».

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Sul peso della fascia di capitano, Giannini cita il carattere e la personalità mostrati da «i vari Di Bartolomei, Bruno Conti, De Rossi, Totti», aggiungendo di ritrovare oggi quelle stesse qualità in Cristante e Pellegrini. Non è un dettaglio da poco proprio in questi giorni: il capitano Cristante è fermo per un fastidio al ginocchio e salterà la trasferta di Como dell'11 ottobre, mentre Pellegrini lavora a Trigoria per tornare a disposizione dopo 184 giorni di assenza.

Il racconto più personale riguarda proprio Totti da ragazzino. In un ritiro, un compagno indisponibile all'ultimo fu sostituito in lista dei convocati da un giovanissimo Francesco, ma in hotel non c'era una camera singola libera: l'unico a dormire da solo in una matrimoniale era Giannini, che accolse Totti nella sua stanza. Un dettaglio che rende il racconto ancora più diretto: fu il padre di Giannini a portare Totti dalla Lodigiani alla Roma. «Non gli feci pesare il mio ruolo di capitano, ma mi guardava senza parlare. Era timido. Abbiamo giocato a carte e siamo andati a dormire», racconta Giannini, che aggiunge come il giovane Totti non gli chiedesse mai consigli: capì da solo come comportarsi nello spogliatoio, conquistandosi in fretta la stima dei compagni e di mister Mazzone.

Sugli idoli d'infanzia, Giannini torna a Mario Kempes: «L'avevo eletto a modello per il modo di giocare e per i capelli lunghi, che infatti ho portato allo stesso modo. Mi piaceva perché era forte tecnicamente ma era anche 'cattivo'. E poi io ho iniziato nel suo ruolo, attaccante. Ero un'ala sinistra». Dopo l'argentino, il modello è diventato Di Bartolomei.

Il momento più orgoglioso della sua carriera in giallorosso, per sua stessa ammissione, porta una data precisa: il 20 marzo 1994 a Foggia, contro la squadra di Zeman che «andava a 200 all'ora», dopo una serie di risultati negativi per la Roma. Un ricordo di rimonta e carattere che Giannini contrappone al momento più difficile vissuto con la fascia al braccio: la morte del presidente Dino Viola, quando da capitano fu incaricato di depositare un mazzo di fiori sulla sua poltrona all'Olimpico, alla prima gara senza di lui. «Ero molto legato al presidente e alla sua famiglia, in particolare alla moglie Flora. Mi sentivo pieno di dolore e preoccupato di non sbagliare nessun gesto», ha raccontato.

Il video ufficiale

Fonte: Giallorossi.net

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