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Totti: «Mi chiesero di consegnare io la 10 a Dybala, risposi: siete tutti scemi»

Nel nuovo libro «Oltre» l'ex capitano racconta la richiesta arrivata dalla società quando l'argentino sbarcò a Roma, e il rifiuto secco che ha portato Dybala a scegliere il 21.

Totti
Totti — Foto: formiche.net

Quando Paulo Dybala firmò per la Roma, qualcuno in società pensò che il modo migliore per legittimare il suo arrivo fosse passare dalla maglia più pesante della storia del club. Francesco Totti lo racconta ora nella sua autobiografia «Oltre»: la richiesta gli arrivò per vie indirette, e non era solo di lasciare la 10 all'argentino. Volevano che fosse lui, di persona, a consegnargliela sul palco della presentazione ufficiale.

«Quando Paulo è sbarcato a Roma, la società per vie indirette mi aveva fatto arrivare un messaggio», spiega Totti. «Avrebbero voluto affidargli la 10 e avrebbero voluto che, a consegnargliela durante la presentazione ufficiale, fossi proprio io».

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La risposta, per come la racconta lui stesso, non ha lasciato spazio a mediazioni: «La risposta è stata secca: "Ma voi siete tutti scemi". Se ne avete il coraggio, dategliela voi. Niente contro il giocatore, anzi, mi piace molto, anche come persona. È un bravissimo ragazzo. Se voi avete questa intenzione, procedete, senza mettermi in mezzo». Un modo per chiarire subito che il problema non era Dybala, ma l'idea di scaricare su di lui una decisione che alla società mancava il coraggio di prendere in autonomia.

Da quel muro nacque il 21, il numero che Dybala porta tuttora ed è entrato nell'immaginario giallorosso quanto la 10 non ha più fatto da quando Totti ha smesso: «Da quando mi hanno fatto smettere, la mia maglia, nella mia squadra del cuore, non l'ha più indossata nessuno. Mica per scelta mia, più che altro della gente, la vera custode del tesoro». Non un veto formale, ma un fatto: nessuno ha più osato.

Totti però non la mette come una chiusura definitiva, e qui il libro aggiunge un pezzo alla sua filosofia sul numero più identitario della Roma: «La maglia numero 10 della Roma, io, non la ritirerei mai in via definitiva, sarebbe come negare un meraviglioso sogno ai bambini. Ogni giorno spero si manifesti un altro Totti. Uno nato a Roma, cresciuto a Roma, che scelga la Roma per la vita». E traccia il confine che secondo lui rende improponibile qualsiasi altra assegnazione nel breve periodo: «Discorso diverso sarebbe assegnare quella divisa a qualcuno che arriva dall'altra parte del mondo, che resta per un periodo limitato e poi va via. È un simbolo che va affidato solo a chi nella Roma, almeno potenzialmente, può giocare per quindici o vent'anni».

Non è un caso che nello stesso passaggio arrivi anche l'endorsement per Dybala calciatore, separato dalla questione del numero: «Dybala per me, se sta bene, può fare la differenza». Un giudizio che oggi pesa in modo diverso da quando fu pronunciato: l'argentino sta attraversando settimane di ritrovata centralità nella Roma di Gasperini, e proprio in questi giorni Lionel Messi lo ha voluto per quella che potrebbe essere la sua ultima gara in Nazionale. Il 21 sulla schiena, in fondo, si è preso il palcoscenico senza aver mai dovuto misurarsi con l'ombra del 10.

Resta il retroscena in sé, che dice qualcosa sul romanismo di chi lo racconta: a Totti hanno chiesto di essere il garante simbolico di un passaggio di consegne, e lui ha scelto di non prestarsi, lasciando che fosse la storia — non un gesto sul palco — a decidere se e quando un altro numero 10 avrà senso all'Olimpico.

Fonte: RomaNews

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