La Roma si fa recuperare e poi soffre fino alla traversa
A Istanbul basta un minuto di distrazione per buttare via il vantaggio: il pareggio col Fenerbahçe pesa più per come è arrivato che per il punto ottenuto.

Gli ultimi dieci minuti dicono più del tabellino su come sia andata davvero questa partita. All'86' Aké coglie la traversa e nello stesso minuto Cristante finisce sul taccuino dell'arbitro: non è l'immagine di una squadra che sta gestendo un pareggio comodo, ma di una squadra che nel finale ha dovuto difendersi per portare a casa un punto che fino a un quarto d'ora prima sembrava tutto suo da riprendersi.
Il vantaggio di Cristante al 39' era il punto di partenza giusto, ma la squadra si è complicata la vita da sola: Rensch ammonito subito al rientro dagli spogliatoi, e un minuto dopo Brown pareggia su assist di Greenwood. Un episodio, certo, ma il dato dei falli — 19 contro 12 — racconta una squadra che nella ripresa ha faticato a tenere ordine e ha rincorso il pallone più di quanto avrebbe dovuto, considerando che il possesso lo aveva in mano.
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Ed è qui che i numeri non tornano fino in fondo: 58% di possesso, tre corner conti tro uno, ma solo 3 tiri in porta contro i 5 degli avversari, e quattro parate necessarie a difendere la porta contro le due bastate al Fenerbahçe. Avere più palla non ha voluto dire essere più pericolosi né più solidi: la Roma ha controllato il gioco senza controllare la partita, e alla fine è stato il portiere a dover lavorare di più.
Resta la Champions League, un torneo a parte: questo pareggio non tocca la classifica del campionato, non cambia nulla di ciò che la Roma ha costruito finora in Serie A. Ma il modo in cui è arrivato — un vantaggio buttato in fretta, un finale di sofferenza, una traversa che poteva costare la sconfitta — è un campanello che va ascoltato prima di lunedì, quando a Torino la squadra dovrà dimostrare di aver imparato qualcosa da questi novanta minuti.




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