Spalletti: «Vialli mi buttava giù come un gladiatore, mi rialzava come un fratello»
In un'intervista l'allenatore bianconero racconta la fase di ricostruzione della Juventus, il modello Gianluca Vialli e la sua filosofia sul disprezzo subito in carriera.

«C'è questa sconfitta col Sassuolo che fa male, ma siamo sulla buona strada»: Luciano Spalletti torna sull'avvio di stagione bianconero e lo descrive come una fase di ricostruzione vera, non una formula di circostanza. «Sì, è in atto un cambiamento. Lo raccontano i nuovi vertici societari: la proprietà, però, resta la stessa ed è un bene. Ora abbiamo bisogno di maturazione e di tempo, va fatto qualche passo in linea con quello precedente» spiega l'allenatore. Sulla squadra aggiunge: «Vedo delle cose corrette per riprendere quel livello, quel ritmo e quel gioco di squadra che l'anno scorso abbiamo fatto vedere per diverso tempo».
La Juventus è settima con 10 punti dopo cinque giornate, a due lunghezze dal quarto posto Champions occupato dal Cagliari: proprio i sardi saranno il prossimo avversario, domenica 11 ottobre alle 20:45 all'Unipol Domus.
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Alla domanda su chi, nella storia della Juventus, lo abbia ispirato più di altri, Spalletti non ha dubbi: «Sicuramente Gianluca Vialli. Da giocatore mi sbatteva per terra nei contrasti, poi mi dava la mano e mi sorrideva. Così viveva il calcio. Portava potenza, sorriso e rispetto sul campo. Ti buttava giù come un gladiatore e ti rialzava come un fratello: capivi subito chi fosse davvero».
Interrogato sugli allenatori bianconeri che gli vengono subito in mente, risponde: «Troppo facile: Lippi e Trapattoni. Anche per me è diventata una filastrocca: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek». Una formazione imparata a memoria da ragazzo e mai persa: «Li ho ripetuti spesso pure da giovane».
Sul percorso che lo ha portato ad accettare la panchina della Juventus, Spalletti riporta tutto a un solo riferimento: «Dietro ogni passo c'è sempre la mia famiglia. Non avendo mai avuto un procuratore, il mio unico confronto è quello con loro».
Il passaggio più intenso riguarda il modo in cui ha convissuto con le critiche in carriera. «Chi si è accanito in passato su di me ha perso il proprio tempo. Tutta fatica sprecata. Mi sono sempre criticato da solo. Sono il più bravo a non concedermi alibi e scuse» dice, per poi aprirsi sul tema del disprezzo: «Dobbiamo aumentare tutti la nostra capacità di essere disprezzati: io ho imparato a gestirlo, mi hanno scritto di tutto. Ho dato testate alla scrivania, ho citato le Galline del Cioni. In famiglia siamo delle belvette: mio fratello quando tornavo a casa mi guardava e mi urlava “Grande, stiamo sui coglioni a tutti, vuol dire che stai facendo un lavoro perfetto”. Cerco di non dimenticare mai quell'insegnamento, quella gioia nel prendere di petto il disprezzo. Perché solo l'accettazione del disprezzo, il sapere che non si può piacere a tutti, rende liberi di essere se stessi».
È un ritratto che spiega parecchio del tecnico che la Juventus si è presa in questa fase di passaggio: uno che non cerca alibi e non si scompone davanti alle critiche, nemmeno dopo il ko di Sassuolo. Quella corazza, in campo, si misura solo con i risultati: a Cagliari, con il quarto posto a due punti, arriva già la prima occasione per confermarla.
Fonte: Tuttosport



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