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Bonucci: «Il Milan una cazzata». E la lezione di Perrone sulle responsabilità che oggi manca alla Juve

Al podcast 'Il Fienile' l'ex difensore racconta come è diventato centrale, il tifo bianconero da bambino e l'errore del passaggio al Milan. Arriva alla vigilia del Napoli, mentre la squadra di Spalletti è in ritiro alla Continassa dopo il 2-0 di Genova.

Bonucci: «Il Milan una cazzata». E la lezione di Perrone sulle responsabilità che oggi manca alla Juve
Bonucci: «Il Milan una cazzata». E la lezione di Perrone sulle responsabilità che oggi manca alla Juve — Grafica Arena Juve

«Una cazzata». Bonucci non cerca giri di parole per il suo passaggio al Milan. Lo dice al podcast 'Il Fienile' di Zaia, dove ripercorre la sua carriera dall'inizio: Viterbo, il cambio di ruolo, il sogno di giocare nella Juventus. Parla anche della sua vita privata e delle difficoltà legate alla malattia del figlio.

Prima ancora del Milan c'è il tifo. «Io ho sempre fatto il tifo per la Juventus», racconta. Come idolo indica Alex, con cui oggi dice di sentirsi spesso, e poi Angelo Peruzzi, «perché per noi viterbesi era l'esempio da seguire»: qualche volta lo incontrava quando veniva a vedere le squadre giovanili della zona, e conserva una foto con lui. Fra i difensori il modello è Alessandro Nesta. Nella stessa chiacchierata rivendica anche una scelta: «Conte o Spalletti, scelsi bene». Oggi la piazza chiede Conte e la proprietà resta con Spalletti, e quella frase si legge in un altro modo.

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«Tu devi assumerti delle responsabilità maggiori»

La parte più interessante dell'intervista riguarda Carlo Perrone, l'allenatore che l'ha fatto passare da centrocampista a difensore centrale. «Una volta mi prese da parte e mi disse prima di un allenamento: Tu devi assumerti delle responsabilità maggiori e penso che cambiando ruolo diventerai un grande calciatore». All'inizio Bonucci disse di no: voleva fare l'attaccante. Perrone insistette, gli parlò di Nesta, che anche lui era nato centrocampista, e gli chiese di fidarsi. Bonucci ha ricominciato da zero. Dopo otto partite da centrale con la Viterbese è arrivato il provino con l'Inter, durante una Pasqua passata ad Abu Dhabi. A casa festeggiarono tutti, perché il padre e il fratello sono interisti.

Questa storia oggi pesa. La frase di Perrone parla di responsabilità, e la Juventus del 2026 ha mostrato di averne poche. Dopo Genova, Carnevali ha riunito la squadra con un discorso duro e davanti a lui e a Spalletti nessun giocatore ha parlato. McKennie ha detto al microfono quello che nessuno ha detto nello spogliatoio: «Il Genoa ha lottato, noi no». Locatelli è fuori per la lesione al menisco e in mezzo al campo manca proprio chi dovrebbe prendersi quel peso.

Al bar ci si chiede chi sia, in questa rosa, il giocatore che qualcuno ha preso da parte per dirgli che toccava a lui. Con una squadra ottava a 14 punti, sei dal quarto posto, la risposta non può arrivare dai ricordi di chi questa maglia l'ha sognata da bambino.

Deve arrivare domani alle 20:45, all'Allianz Stadium, contro un Napoli che ha i nostri stessi punti.

Fonte: Tuttosport

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