Allegri alla vigilia dello Stadium: «La Juventus non è morta come la dipingono». Tocca a noi dimostrare che ha ragione
L'allenatore del Napoli, che ha passato metà della sua carriera in Serie A a Torino, avverte i suoi: davanti avranno una squadra «allestita per lottare nelle prime quattro». Domani alle 20:45, dopo il 2-0 di Genova, a dire il contrario può essere solo il campo.

«La Juventus non è morta come la dipingono». A difenderci, alla vigilia di Juventus-Napoli, è Massimiliano Allegri, cioè l'allenatore che domani alle 20:45 all'Allianz Stadium proverà a batterci. Lo dice in conferenza con le sue solite risposte brevi, e aggiunge una seconda frase che vale per il suo spogliatoio: «Noi dobbiamo stare zitti e lavorare».
Il resto del suo ragionamento è il ritratto della Juve vista da fuori, ed è più generoso di quello che stiamo facendo noi in questi giorni. «Bisogna sistemare la classifica contro una squadra allestita per lottare nelle prime quattro. Saranno feriti e arrabbiati, ci vorranno agonismo e tecnica». E poi: «Ho sentito anche a livello mediatico dire che la Juve è morta, ma difficilmente succede. Sono forti, hanno un bravo allenatore e nei momenti di difficoltà in genere le squadre si compattano. Servirà anche un pizzico di buona sorte».
Il complimento che pesa più di una critica
Allegri conosce l'ambiente meglio di chiunque altro sull'altra panchina. «Il 50% della mia carriera in A l'ho passato a Torino e mio figlio vive lì», ricorda, prima di chiudere in fretta con i ricordi. Proprio per questo le sue parole vanno lette con attenzione. Dire che una squadra «allestita per le prime quattro» è ottava con 14 punti dopo 9 giornate, a sei punti dal quarto posto, è un complimento alla rosa. Per chi la guida e per chi l'ha costruita, invece, è un'accusa. Il valore che Allegri ci riconosce in campo finora non si è visto: a Genova sono bastati due tiri nello specchio, Ehizibue al 12' e Baldanzi al 28', per lasciarci a mani vuote.
Poi c'è la frase sulle squadre che «nei momenti di difficoltà si compattano». È la regola, ma alla Continassa questa settimana non si è vista. McKennie ha detto che «il Genoa ha lottato, noi no». Dallo spogliatoio è arrivata la versione opposta a quella dell'allenatore. Il ritiro è iniziato venerdì sera e durerà almeno fino a domani. Allegri si aspetta una Juve ferita e arrabbiata. Noi, dopo Marassi, ci accontenteremmo di vederla arrabbiata davvero, per novanta minuti e non per un tempo.
Il Napoli arriva con i nostri stessi punti, ma dopo una settimana di tutt'altro umore: ha vinto 4-1 a Monza, e Allegri parla di «una bella partita». Nemmeno lui però dipinge una squadra senza problemi: «Dobbiamo migliorare alcune situazioni, gestire meglio la palla con maggiore lucidità in tutte e due le fasi», e ammette che forse manca «qualcosa in fase difensiva». In mezzo al campo non avrà Lobotka, che «in 6 settimane torna in campo». Sono in dubbio Rrahmani, che gioca solo «se sta abbastanza bene», e Anguissa, fermato da un virus influenzale.
C'è una frase che a Torino dovremmo ascoltare con un po' di invidia. «Il Napoli da 15 anni lotta in alto, quindi è riduttivo pensare solo a una partita, l'obiettivo è arrivare nelle prime quattro, restare dentro la Coppa Italia e passare il turno in Champions». La Champions quest'anno noi non la giochiamo. Il quarto posto è il minimo che ci chiediamo, e in casa non vinciamo da più di un mese. Che sia l'allenatore avversario, squalificato per due giornate e in panchina solo se il ricorso d'urgenza verrà accolto, a ricordare che questa squadra ha valore, è il segno di quanto siamo scesi in basso.
Allegri dice che bisogna stare zitti e lavorare. Domani sera alle 20:45, allo Stadium, il Napoli sarà la verifica di chi, da questa parte, ha parlato troppo e lavorato poco.
Fonte: Corriere dello Sport



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