Spalletti mette in dubbio i suoi: «Ammesso che questi calciatori ce l'abbiano». E domenica allo Stadium arriva il Napoli
Dopo il 2-0 di Genova l'allenatore chiede di più alla squadra e insieme dubita che lo possa dare. Una frase così pesa su uno spogliatoio che in un mese ha già avuto tre crepe, e su una panchina che si gioca molto nelle tre partite prima della sosta.

«Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l'abbiano». Spalletti non ha scelto la formula di rito, ha scelto quella che fa male. Non dice soltanto che la Juventus vista a Genova non basta. Dice di non essere sicuro che questo gruppo abbia dentro quello che serve. Detta da chi questa squadra la allena da un anno, è una frase che fa rumore anche tra le colonne dello spogliatoio.
Il 2-0 del Ferraris fa da sfondo e lo abbiamo già raccontato: Ehizibue al 12', Baldanzi al 28', tre tiri in porta e un legno di Koopmeiners al 90'. Va aggiunto un dettaglio. Sui due gol del Genoa ci sono errori individuali grossi, e i nomi sono quelli di Cambiaso e Kalulu. Non sono incidenti in una partita di sofferenza. Sono disattenzioni contro una squadra che ha tirato nello specchio due volte, e una squadra che punta al quarto posto non può permettersele.
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Uno spogliatoio con tre crepe in un mese
La frase di Spalletti arriva al termine di una serie che pesa. Prima c'è stata la rabbia di Conceição, sostituito contro il Celta. Poi lo sfogo pubblico di Bremer dopo lo 0-3 con la Lazio, che ha fatto arrabbiare l'allenatore ed è costato al vicecapitano una multa. Poi lo stesso Spalletti, che ha parlato di poca personalità e poca voglia di emergere. Dopo Genova McKennie ha detto che le colpe non sono solo dell'allenatore. Ora l'allenatore dice, in sostanza, che il problema potrebbero essere i giocatori. Uno spogliatoio unito non parla di sé attraverso i microfoni con questa frequenza.
La domanda scomoda la facciamo noi. Se Spalletti dubita davvero che questi calciatori abbiano qualcosa in più, a chi la rivolge? Ai giocatori, per provocarli. Ma la frase arriva anche a chi ha costruito la rosa: Massara e Ottolini, che in estate hanno rifatto mezza squadra. E arriva a lui, che a fine novembre avrà gestito questo gruppo per tredici mesi. Ha detto «Non chiedetemi di lasciare» il 22 ottobre. Quel giorno Carnevali ricordava che «alla Juve la panchina scotta». Il 19 la società l'aveva confermato «per ora». Una settimana dopo quel «per ora» pesa più della conferma.
La classifica toglie ogni margine. Siamo ottavi con 14 punti in nove giornate, a 6 dal Como quarto e a 11 da Inter e Lazio. Nelle ultime cinque partite abbiamo raccolto due vittorie, un pareggio e due sconfitte. A noi risulta che dopo Genova Spalletti rischi l'esonero. Pioli è il nome per traghettare la squadra, Simone Inzaghi e Farioli quelli per un nuovo ciclo. La sosta, dal 9 al 17 novembre, è il momento indicato per un'eventuale svolta.
Prima della sosta ci sono tre partite: Napoli, AZ Alkmaar e Fiorentina. La prima è la più pesante. Il Napoli ci ha raggiunti a quota 14 con il 4-1 di Monza, e Allegri sarà in panchina solo se verrà accolto il ricorso contro le due giornate di squalifica. Allo Stadium la piazza non perdona una squadra senza intensità. Domenica alle 20:45 non perdonerà nemmeno una squadra che il suo allenatore ha appena messo in dubbio.
Da Spalletti sapremo se quel «qualcosa in più» c'è. Domenica sera.
Fonte: Il Fatto Quotidiano



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