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Dopo Genova lo spogliatoio risponde a Spalletti: per i giocatori il problema sono i suoi allenamenti

Dopo il 2-0 del Ferraris l'allenatore aveva detto che il livello di lotta manca già alla Continassa. Dal gruppo è arrivata la versione opposta: sedute con troppe parole e troppo poco lavoro fisico. Domani sera allo Stadium arriva il Napoli.

Luciano Spalletti
Luciano Spalletti — Foto: Quirinale · Attribution

Mercoledì sera, dopo il 2-0 di Genova, Luciano Spalletti aveva scaricato la colpa sui giocatori. Ora dallo spogliatoio della Juventus arriva la risposta, e non passa da un microfono. Filtrano malumori precisi sul modo in cui il tecnico conduce le sedute alla Continassa. L'accusa è che nelle sessioni di allenamento Spalletti parli tanto, troppo. Le situazioni di gioco verrebbero vivisezionate più a parole che nella pratica: schemi, dettami e indicazioni, ma poca azione e soprattutto poca preparazione.

Il punto di partenza è quello che l'allenatore aveva detto a caldo dopo il Ferraris. «Poca roba, poca lotta», poi la frase che ha fatto più rumore: «C'è da andare a metterci qualche cosa di più sotto questo aspetto. Ammesso che poi qualche elemento ce l'abbia, qualche cosa di più sotto l'aspetto della battaglia, sotto l'aspetto del confronto fisico». Parlava di «vincere i duelli, le pallate continue a campo aperto, l'assalto individuale che ti viene fatto da tutte le squadre». E aveva aggiunto che il problema lo vede anche durante la settimana: «Il pallone è diventato questo e noi quando si va a tentare di riproporlo anche in allenamento diventa difficile farglielo raggiungere questo livello qui».

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Due versioni dello stesso problema

Sul fatto che manchino intensità e tenuta sono d'accordo tutti. Cambia la causa. Per Spalletti il limite è nel carattere dei giocatori. Per il gruppo è nella preparazione. Secondo questa lettura, con le partite così ravvicinate i titolari finiscono per «allenarsi» giocando e spesso restano senza benzina già dopo il primo tempo. Le riserve invece entrano poco brillanti: a loro mancano i minuti in partita e manca anche il lavoro fisico.

È una tesi che va presa sul serio, ma non spiega tutto. A Marassi i due gol sono arrivati al 12' e al 28', con la squadra ancora fresca. Nel primo tempo la Juve ha fatto un solo fallo. Lì non è mancata la benzina, è mancata la voglia di sporcare la partita. Lo stesso McKennie, a caldo, aveva detto: «Il Genoa ha lottato, noi no», e anche che «la tattica non c'entra nulla». Due giorni dopo, la colpa che filtra dallo spogliatoio è di nuovo di metodo.

C'è però un dato che dà forza ai giocatori. In questa stagione la Juve ha già avuto sedici giocatori in infermeria, e dal 2019 la preparazione atletica ha cambiato nove responsabili. È un problema che va oltre Spalletti. Ma questa è la sua seconda stagione sulla panchina bianconera, e chi allena risponde anche di come si lavora durante la settimana.

Il fatto più grave è un altro. Quando Giovanni Carnevali ha riunito la squadra dopo Genova, davanti a lui e a Spalletti nessun giocatore ha parlato. Le parole che il gruppo non ha detto in faccia escono adesso, per vie traverse. Da un lato c'è un allenatore che dubita pubblicamente dei suoi. Dall'altro c'è uno spogliatoio che gli risponde a mezza bocca. Questo non è un rapporto in salute.

Ci chiediamo quale delle due versioni convinca davvero la società, che sulla carta ha appena confermato la fiducia all'allenatore. La squadra è in ritiro alla Continassa da venerdì sera. Ottavi con 14 punti, a 6 dal quarto posto e a 11 da Inter e Lazio, domani alle 20:45 ospitiamo all'Allianz Stadium un Napoli che ha i nostri stessi punti.

Novanta minuti diranno chi dei due aveva ragione.

Il video ufficiale

Fonte: Fanpage

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