Spalletti chiede scusa ai tifosi dopo Genova. È ancora l'uomo giusto? «Dal mio punto di vista sì»
Dopo il 2-0 del Ferraris l'allenatore ammette che la Juve ha perso ogni duello fisico e che «molte cose sono fatte male». Però non si fa da parte. Domenica alle 20:45 arriva il Napoli, che ha i nostri stessi punti.

«La prima cosa che facciamo è chiedere scusa ai tifosi». Luciano Spalletti ha aperto così la conferenza stampa al Ferraris dopo il 2-0 del Genoa, e non poteva fare altro. Ehizibue al 12', Baldanzi al 28': la partita era chiusa prima della mezz'ora, contro una squadra che nello specchio ha tirato due volte. Le scuse erano dovute. Il problema è quello che l'allenatore ha detto dopo.
«Non siamo stati a livello da un punto di vista di duello fisico, di impatto fisico, e questo in nessuna parte del campo, perché abbiamo perso soprattutto da un punto di vista di intensità». Spalletti ha descritto una squadra che non tiene il pallone e non lo riconquista: «Se qualsiasi palla che si butta davanti non si riesce a reggere e su qualsiasi palla che ci randellano dietro ci tocca portarci tutta la squadra contro uno per riuscire a tenerla o guadagnarla, diventa difficile». Come diagnosi è onesta. Ma l'intensità si allena, e chi allena ne risponde. Il 63% di possesso con tre tiri in porta dice la stessa cosa in numeri: tanto pallone, nessun peso. Sullo sfondo c'è un dato che riguarda il club e non solo questa panchina: in stagione sono passati dall'infermeria 16 giocatori, e dal 2019 la preparazione atletica ha cambiato nove responsabili.
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«Bisogna per forza che faccia qualcosa di differente. Però ci sono delle cause che ci hanno portato qui e ora bisogna stare lucidi, fare delle analisi corrette senza buttare via tutto, anche se molte cose sono fatte male». Il passaggio più importante è l'ultimo: «molte cose sono fatte male». Lo dice l'allenatore di una Juve ottava con 14 punti dopo nove giornate, a sei dal Como quarto e a undici da Lazio e Inter. In classifica il «senza buttare via tutto» non ha ancora un appoggio.
«Conosco benissimo i miei calciatori»
Alla domanda se si consideri ancora l'uomo giusto, Spalletti non ha avuto esitazioni: «Dal mio punto di vista sì, perché so che in questo momento la situazione sarebbe difficile per chiunque. Io penso di avere qualche vantaggio perché conosco la provenienza di questa situazione e conosco benissimo i miei calciatori. È una valutazione che può fare chiunque e naturalmente si accetta il pensiero di chiunque». È qui che ci portiamo la domanda al bar: se il vantaggio è conoscere così bene questi giocatori, perché a Genova nessuno ha retto un duello? Domani fa un anno che Spalletti è sulla nostra panchina, e conoscere la squadra era il minimo da aspettarsi dopo dodici mesi. L'argomento non può bastare a giustificare la sua permanenza.
La società, dopo aver confermato l'allenatore «per ora» il 19 ottobre, stavolta ha scelto di parlare dentro lo spogliatoio: Carnevali ha riunito la squadra, poi è arrivata la decisione del ritiro alla Continassa da venerdì sera fino alla partita. Fuori, una parte della piazza invoca Conte. Vidal ha detto «Scelgo Conte, senza alcun dubbio», e Conte, senza squadra da maggio, ha fatto sapere sui social che non c'è «nessuna trattativa avanzata». Per chi tifa, le scuse in conferenza contano poco: contano i punti, e da quando Spalletti siede in panchina non sono stati abbastanza.
Poi c'è il Napoli: «Ora abbiamo una partita difficile, difficilissima, però bellissima contro una squadra fortissima. Una squadra fortissima che ha gli stessi punti nostri». È vero: con il 4-1 di Monza gli azzurri ci hanno raggiunti a quota 14. Si gioca domenica 1° novembre alle 20:45 all'Allianz Stadium, poi AZ Alkmaar e Fiorentina prima della sosta del 9 novembre. Le scuse si fanno una volta sola. La prossima occasione per dire qualcosa ai tifosi è domenica, e si dice in campo.
Il video ufficiale
Fonte: Il Messaggero


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