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Forgione: «Il Napoli non può fare lo stadio e il centro sportivo insieme, o una cosa o l'altra»

Il giornalista e scrittore, ospite di Radio Tutto Napoli, chiede ad Aurelio De Laurentiis di passare dagli annunci ai fatti: dopo anni di proclami su Qualiano e ora sul progetto di Napoli Est, avverte che le risorse del club non bastano per entrambe le opere insieme.

Lo stadio Diego Armando Maradona di Napoli
Lo stadio Diego Armando Maradona — Foto: Mister No · CC BY 3.0

«Se ne sono fatti tanti, di annunci, ed è stancamente anche l'ora di parlare solamente se c'è qualcosa di concreto»: così Angelo Forgione, giornalista e scrittore, ha commentato a Radio Tutto Napoli l'ennesimo proclama di Aurelio De Laurentiis sulle nuove strutture del club. Il riferimento è al centro sportivo di Qualiano, annunciato dal presidente, e al progetto più recente di un nuovo stadio da 70mila posti e 120 sky-box a Napoli Est, su un'area di 38 ettari legata a una lettera d'intenti firmata con Q8.

Forgione non usa mezzi termini: «Se De Laurentiis continua a parlare senza nulla di concreto fa del male a se stesso». La sua indicazione è di giudicare i progetti «solo quando vedremo il giorno in cui arriverà questa benedetta vera prima pietra», non prima.

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Il cuore della critica riguarda le risorse. Il Napoli arriva da una sessione di mercato che il giornalista definisce «veramente avara di emozioni», chiusa il 1° settembre con un saldo negativo di circa 47,5 milioni di euro. Da qui la domanda che pone alla società: se costruire uno stadio e un centro sportivo richiede investimenti enormi, la stessa disponibilità economica può reggere anche il mercato della prima squadra? La risposta di Forgione è netta: «Una società come il Napoli non può fare questo insieme a quello: o una cosa o l'altra. Come si dice bene qui da queste parti».

C'è poi un affondo che allarga il discorso oltre lo stadio: secondo Forgione il modello di business del Napoli, «concentrato tutto sulla prima squadra, acquisto di calciatori, player trading, rivendita a certi prezzi», ha lasciato indietro il settore giovanile. Sulla Primavera, dice, «non c'è nessun investimento», solo «un dovere che viene ottemperato», e lo stesso vale per le strutture. Chiede quindi al club, se davvero deciderà di investire in stadio e centro sportivo, di dirlo alla piazza con altrettanta chiarezza: comunicare, se necessario, che in una determinata stagione l'obiettivo Champions passa in secondo piano.

Sul fronte stadio, Forgione riconosce che il Maradona porta i suoi anni nonostante i lavori fatti in occasione delle Universiadi: «C'è bisogno di uno stadio assolutamente moderno. Siamo nel 2026, non possiamo continuare a tirare la carretta del Maradona, ex San Paolo, nato nel 1959». Un giudizio che non nasce da ostilità verso il presidente — lo dice lui stesso, «sono un sostenitore di De Laurentiis, non vorrei passare per il contrario» — ma dalla stanchezza per un copione già visto.

Quel copione è lo stesso che la piazza ha già ribattezzato «dalla prima pietra al primo foglio», il paragone nato sui social tra la posa mai avvenuta a Qualiano e l'ultima lettera d'intenti su Napoli Est. Forgione aggiunge alla discussione un argomento nuovo, quello dei conti che non tornano se si prova a fare tutto insieme, e lascia la palla dove deve stare: nelle mani di chi, a Castel Volturno e in via Campana, dovrà decidere cosa costruire per primo.

Fonte: Tutto Napoli

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