Forgione: «Il Napoli non può fare lo stadio e il centro sportivo insieme, o una cosa o l'altra»
Il giornalista e scrittore, ospite di Radio Tutto Napoli, chiede ad Aurelio De Laurentiis di passare dagli annunci ai fatti: dopo anni di proclami su Qualiano e ora sul progetto di Napoli Est, avverte che le risorse del club non bastano per entrambe le opere insieme.

«Se ne sono fatti tanti, di annunci, ed è stancamente anche l'ora di parlare solamente se c'è qualcosa di concreto»: così Angelo Forgione, giornalista e scrittore, ha commentato a Radio Tutto Napoli l'ennesimo proclama di Aurelio De Laurentiis sulle nuove strutture del club. Il riferimento è al centro sportivo di Qualiano, annunciato dal presidente, e al progetto più recente di un nuovo stadio da 70mila posti e 120 sky-box a Napoli Est, su un'area di 38 ettari legata a una lettera d'intenti firmata con Q8.
Forgione non usa mezzi termini: «Se De Laurentiis continua a parlare senza nulla di concreto fa del male a se stesso». La sua indicazione è di giudicare i progetti «solo quando vedremo il giorno in cui arriverà questa benedetta vera prima pietra», non prima.
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Il cuore della critica riguarda le risorse. Il Napoli arriva da una sessione di mercato che il giornalista definisce «veramente avara di emozioni», chiusa il 1° settembre con un saldo negativo di circa 47,5 milioni di euro. Da qui la domanda che pone alla società: se costruire uno stadio e un centro sportivo richiede investimenti enormi, la stessa disponibilità economica può reggere anche il mercato della prima squadra? La risposta di Forgione è netta: «Una società come il Napoli non può fare questo insieme a quello: o una cosa o l'altra. Come si dice bene qui da queste parti».
C'è poi un affondo che allarga il discorso oltre lo stadio: secondo Forgione il modello di business del Napoli, «concentrato tutto sulla prima squadra, acquisto di calciatori, player trading, rivendita a certi prezzi», ha lasciato indietro il settore giovanile. Sulla Primavera, dice, «non c'è nessun investimento», solo «un dovere che viene ottemperato», e lo stesso vale per le strutture. Chiede quindi al club, se davvero deciderà di investire in stadio e centro sportivo, di dirlo alla piazza con altrettanta chiarezza: comunicare, se necessario, che in una determinata stagione l'obiettivo Champions passa in secondo piano.
Sul fronte stadio, Forgione riconosce che il Maradona porta i suoi anni nonostante i lavori fatti in occasione delle Universiadi: «C'è bisogno di uno stadio assolutamente moderno. Siamo nel 2026, non possiamo continuare a tirare la carretta del Maradona, ex San Paolo, nato nel 1959». Un giudizio che non nasce da ostilità verso il presidente — lo dice lui stesso, «sono un sostenitore di De Laurentiis, non vorrei passare per il contrario» — ma dalla stanchezza per un copione già visto.
Quel copione è lo stesso che la piazza ha già ribattezzato «dalla prima pietra al primo foglio», il paragone nato sui social tra la posa mai avvenuta a Qualiano e l'ultima lettera d'intenti su Napoli Est. Forgione aggiunge alla discussione un argomento nuovo, quello dei conti che non tornano se si prova a fare tutto insieme, e lascia la palla dove deve stare: nelle mani di chi, a Castel Volturno e in via Campana, dovrà decidere cosa costruire per primo.
Fonte: Tutto Napoli



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