Vettosi: «Napoli è troppo bella per uno stadio, me lo disse il Dortmund»
L'economista Fabrizio Vettosi, per anni consulente del club in Lega, smonta ai microfoni di Radio Marte il mito dello stadio di proprietà come svolta economica e spiega perché, a suo giudizio, De Laurentiis non ci crede fino in fondo.

Mentre il presidente lavora da settimane su due fronti — i fondi statali per il restyling del Maradona in vista di Euro 2032 e la lettera d'intenti firmata con Q8 per un nuovo impianto da 70mila posti a Napoli Est — arriva una voce che rema contro la narrazione dominante. Fabrizio Vettosi, economista specializzato in finanza applicata al calcio e per anni rappresentante del Napoli in Assemblea di Lega, ha detto la sua a Radio Marte, nel programma 'Forza Napoli Sempre': lo stadio di proprietà, per come lo raccontano in tanti, non è la leva decisiva che sembra.
Vettosi parla da addetto ai lavori di lungo corso: «Dal 1997, quando rappresentavo il Napoli in Assemblea di Lega e mi scontrai con Rossella Sensi, dico che non vanno mitizzati i 'Messia' che vengono dagli Stati Uniti ad offrire soldi, anche perché più spesso vengono da Casoria». Una frecciata a chi, da fuori, propone soluzioni facili per un tema che lui considera molto più complesso di come viene presentato.
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Il cuore della sua tesi è che l'impatto dello stadio sia sovrastimato: «Lo stadio, per come consumiamo noi l'evento calcistico, con tutta la competizione di alternative ludiche, ha meno importanza di quanto dice qualcuno». Sugli Sky Box del Maradona è netto: «Non sono tanti, ma vanno bene per la città di Napoli. Quelli di San Siro costano 150mila euro». A sostegno cita un retroscena ricevuto dal Direttore Generale del Borussia Dortmund: «Dortmund è adeguatamente brutta per viverla in uno stadio, mentre Napoli è troppo bella per viverla in un impianto di calcio. Per certi versi, lo è anche Milano».
Sul piano dei conti, Vettosi prende la Juventus come caso di scuola: «Con lo stadio non ci guadagna. Non è una certezza. Porta 100 milioni di ricavo, ma quanti costi? Aumenta il fatturato, ma non la redditività». E allarga il discorso ai numeri in ballo: «Per la Roma si parla di oltre un miliardo. In una città con tanti frequentatori, servono 400-500 milioni di euro: quale club italiano ha queste risorse?». Come controesempio cita l'AEK Atene, stadio «bellissimo» costruito con 75 milioni per una capienza poco inferiore ai 40mila posti — la prova, secondo lui, che si può fare anche con cifre più basse di quelle di cui si discute per Roma o per il restyling del Bernabeu, costato 400 milioni.
È qui che Vettosi prova a entrare nella testa di De Laurentiis: «Il patron interpreta lo stadio da utilizzatore, pagando quello che è necessario. Non tanto come infrastruttura in cui investire». Per lui il presidente sa bene di non poterlo fare da solo e per questo avrebbe già sondato sponsor e investitori interessati non solo allo stadio ma anche alle strutture ancillari — lo stesso schema, di fatto, che De Laurentiis ha messo nero su bianco con la lettera d'intenti per i 38 ettari di Napoli Est, dove ha parlato di sky-box e di un impianto da costruire in circa 24 mesi a proprio carico. Al Comune, secondo Vettosi, il messaggio del presidente è altrettanto diretto: «Dicono tutti che De Laurentiis sia un 'galletto', ma anche loro mi sembrano tali. Sfidi un imprenditore, ed un imprenditore è abituato al 'challenging', alla sfida».
Resta un punto che l'analisi di Vettosi non scioglie: se davvero il presidente considera lo stadio una voce da gestire con parsimonia, perché ha scelto proprio questo autunno per rilanciare due partite insieme — il restyling pubblico del Maradona finanziato dal Cipess e un impianto nuovo di zecca a Napoli Est? La vicesindaca Laura Lieto ha già chiarito che a Palazzo San Giacomo, per ora, nessuna proposta formale è arrivata: fino a quando resterà così, le parole di Vettosi raccontano più la cautela di De Laurentiis che un progetto davvero fermo nei cassetti.
Fonte: AreaNapoli



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