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Napoli, tra 2,26 miliardi e il rilancio a 1,6 c'è un'offerta che non si somiglia più

La proposta americana da 2,26 miliardi andava pagata in parte alla firma e il resto in tre anni. Oggi sul tavolo ci sono 1-1,3 miliardi e un possibile rilancio a 1,5-1,6, con l'inizio del 2027 come limite. Aurelio De Laurentiis intanto ripete che il club non è in vendita.

Napoli, tra 2,26 miliardi e il rilancio a 1,6 c'è un'offerta che non si somiglia più
Napoli, tra 2,26 miliardi e il rilancio a 1,6 c'è un'offerta che non si somiglia più — Grafica Arena Napoli

L'offerta da 2,26 miliardi non era quella che sembrava. Il conto lo ha fatto Aurelio De Laurentiis il 22 ottobre: una parte del prezzo alla firma, il resto nei tre anni successivi, una due diligence chiesta dalla proprietà e mai partita, e per lui un ruolo che si sarebbe ridotto fino alla presidenza onoraria. Da lì è nata la risposta che il presidente ripete da allora: «Il Napoli non è in vendita». Oggi la cifra che Underdog Global Partners e i fondi americani di Matt Rizzetta mettono davvero a disposizione è di 1-1,3 miliardi. Lo ha confermato lo stesso Rizzetta il 1° novembre.

Il resto è il rilancio di cui si parla da giorni: 1,5-1,6 miliardi, cioè 200-300 milioni in più, forse come ultimo tentativo. Le condizioni economiche sarebbero già state comunicate a De Laurentiis. Restano senza nome però molti finanziatori, e non si conosce ancora la struttura dell'operazione. La richiesta del presidente è intorno ai 2 miliardi, insieme a un ruolo importante nella gestione. Anche con il rilancio più alto restano 400 milioni di differenza, e la poltrona non rientra in nessun prezzo. Rizzetta risponde che la sostenibilità dell'acquisto viene prima di tutto e che il prezzo deve essere equo per entrambe le parti.

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I conti di un club che non ha fretta

Per capire perché il presidente può permettersi di dire no bisogna guardare l'ultimo bilancio, quello dell'esercizio chiuso il 30 giugno 2025, l'anno del quarto scudetto. Il valore della produzione è sceso a circa 290,9 milioni dai 328,2 dell'esercizio precedente, e la perdita netta è di 21,4 milioni. Il patrimonio netto è di circa 190,2 milioni, la cassa di 174,4 milioni e i debiti bancari di 37,4. Chi ha in cassa quasi cinque volte quello che deve alle banche non vende per necessità. Chi compra, dall'altra parte, non paga quei numeri: paga il marchio, il potenziale commerciale e uno stadio che ancora non esiste. Sul tavolo ci sono anche i terreni di Qualiano per il nuovo centro sportivo e un rapporto con MSC che potrebbe crescere con una sponsorizzazione oltre il 2029. Tutto questo pesa sul prezzo, da una parte e dall'altra.

Per UGP il Napoli è il pezzo più grande di un progetto che già comprende il Campobasso e il Napoli Basket, acquistato nel 2025 con la squadra maschile e quella femminile. A questo si aggiungono un accordo di principio per la pallavolo e contatti nel rugby, nella pallanuoto, nel motorsport e negli immobili. L'obiettivo è una holding multisportiva cittadina. Se l'accordo non arriva, il gruppo potrebbe rivolgersi ad altre società campane, tra cui Juve Stabia o Real Aversa.

Su questa vicenda non vogliamo fare né da ufficio stampa né da procura. Una cosa però va detta. La partita sulla proprietà si gioca con le cifre di un club ricco e solido, mentre in campo il Napoli è ottavo con 14 punti. È a 9 punti dal quarto posto chiesto ad Allegri, viene dal 2-0 di Torino con un solo tiro in porta e ha l'infermeria piena. Con 174,4 milioni in cassa i soldi non mancano. Quello che il tifoso vuole sapere è chi deciderà come spenderli, e quando.

Rizzetta ha indicato l'inizio del 2027 come limite oltre il quale difficilmente andrà avanti. Il mercato riapre il 2 gennaio. Nelle stesse settimane il Napoli dovrà decidere chi lo possiede e come rinforzare una rosa che oggi non regge. Domani alle 21 c'è il Porto al Dragão, e De Laurentiis non sarà in tribuna.

Fonte: BeBeez

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