Dieci indisponibili e nessun terzino per Porto: gli infortuni non sono più sfortuna, sono il Napoli
Domani alle 21 al Dragão Allegri non avrà nessuno dei quattro esterni di difesa: fuori Di Lorenzo, Olivera, Spinazzola e Favasuli. Ormai gli infortuni sono il punto di partenza di ogni scelta, e la domanda va fatta a chi ha costruito la rosa.

Sono dieci gli indisponibili, una seconda squadra intera. Il numero da solo dice già molto, ma conta di più quello che c'è dietro: domani sera, all'Estádio do Dragão, il Napoli scende in campo in Champions senza un solo terzino di ruolo. Sono fuori i titolari e sono fuori le riserve: il capitano Di Lorenzo, Olivera, Spinazzola e Favasuli, l'ultimo arrivato. Quattro su quattro.
Che Di Lorenzo e Olivera non sarebbero partiti per il Portogallo lo sapevamo da ieri. Quello che emerge adesso è il quadro intero, e non regge più la parola emergenza. Un'emergenza dura qualche settimana. Questa è la condizione normale della stagione: ogni formazione nasce dall'infermeria prima che dalla lavagna.
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Due allenatori, lo stesso problema Il punto che a Napoli in tanti preferiscono non guardare è che non comincia con Allegri. Già un anno fa gli infortuni avevano tolto ad Antonio Conte uomini fondamentali proprio quando c'era da lottare per lo scudetto, e quella stagione si è chiusa al secondo posto con 76 punti. Adesso, con un altro allenatore e un altro staff, il copione si ripete. Se il problema attraversa due stagioni e due panchine diverse, chiamarlo sfortuna vuol dire non volerlo vedere. E se ogni stop diventa un buco è perché la rosa è stata costruita senza alternative vere nei ruoli più esposti. Di questo risponde chi la rosa l'ha fatta, prima di chi la mette in campo.
A Porto i centrali disponibili sono tre: Beukema, Rrahmani e Rafa Marín. Marianucci non c'è, perché non è nella Lista A UEFA. Per gli esterni l'unica strada indicata porta a Melnyk, diciottenne ucraino aggregato dalla Primavera. Altrimenti Allegri dovrà inventarsi qualcosa adattando chi è rimasto. Lo diciamo senza giri di parole: affrontare un Porto che in campionato ha vinto dieci partite su dieci, con 25 gol fatti e 4 subiti, adattando giocatori sulle fasce è un azzardo. E non l'ha scelto l'allenatore.
Questo però non assolve nessuno, e non vogliamo che diventi l'alibi di comodo. A Torino il Napoli ha fatto un solo tiro nello specchio contro i 18 tentativi della Juventus. Lì la difesa si è rotta tra il 70' e l'87', con l'espulsione di Marianucci in mezzo, e le assenze c'entrano fino a un certo punto. Siamo ottavi con 14 punti dopo 10 giornate, a 9 dal quarto posto che è l'obiettivo dichiarato di Allegri. Le difficoltà fisiche spiegano una parte di questo cammino, non tutto. Le scelte dell'allenatore e un mercato estivo che non convince restano sul tavolo, accanto all'infermeria.
C'è un dato che fa capire quanto pesi un singolo uomo in questa rosa: con Rrahmani in campo il Napoli subisce tra 0,69 e 0,72 gol a partita, senza di lui circa 1,7. Quando un difensore vale un gol a partita di differenza, ogni sua assenza cambia la squadra. È la prova di quanto siano corte le alternative.
E la soluzione non arriva a breve. Il mercato riapre sabato 2 gennaio 2027: fino ad allora si possono tesserare solo svincolati. Per due mesi Allegri dovrà lavorare con quello che ha, e oggi quello che ha non basta a coprire le fasce per una notte di Champions.
Domani alle 21 al Dragão, domenica alle 12:30 la Lazio capolista al Maradona, con Marianucci squalificato. Il calendario non aspetta l'infermeria.
Fonte: Il Napolista




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