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Aponte, la lettura che raffredda la pista MSC: niente club, niente stadio e 18 milioni di sponsorizzazione come limite

Dopo i due incontri di Ginevra fra De Laurentiis e la famiglia Aponte, prende quota una lettura opposta a quella degli ultimi giorni: l'armatore non sarebbe interessato a comprare il Napoli né a costruire uno stadio. E in mezzo ci sarebbe anche il rapporto con il Comune.

Stadio Maradona (Napoli), Agosto (2)
Stadio Maradona (Napoli), Agosto (2) — Foto: Calciopedia · CC0

Fino a tre giorni fa la parola chiave era Ginevra. Il 27 e il 28 ottobre Aurelio De Laurentiis aveva incontrato due volte Gianluigi e Diego Aponte, i vertici di MSC, e si era arrivati a ipotizzare che Gianluigi Aponte potesse rilevare l'intero pacchetto azionario. Ora in città circola una lettura che va nella direzione opposta: la famiglia Aponte non sarebbe intenzionata né a prendere il Napoli né a fare uno stadio.

Chi la sostiene parte dai soldi che già ci sono. Secondo questa ricostruzione, i 18 milioni della sponsorizzazione sarebbero il limite oltre il quale Aponte non intende spingersi, e il progetto che De Laurentiis gli avrebbe proposto, con squadra e città vendute insieme, lo avrebbe infastidito. È una lettura riferita, non una presa di posizione dell'armatore: chi la propone ammette di non conoscerlo di persona e parla delle sue intenzioni, non di documenti o di offerte respinte.

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Lo stadio e la linea del Comune

C'è poi un punto che finora era rimasto ai margini. Aponte non vorrebbe fare uno stadio soprattutto per non mettersi contro le linee del Comune: una personalità descritta come prudente non andrebbe mai contro la linea istituzionale. Se il ragionamento regge, il problema non sono le cifre. È la politica cittadina. E uno stadio a Napoli, per chiunque compri, passa da Palazzo San Giacomo.

Più interessante, per noi, è come viene descritta la strategia di De Laurentiis. Il presidente cercherebbe un compratore disposto a individuare, attraverso il Napoli, un'area da riqualificare con una struttura sportiva. Il ragionamento di fondo è brutale: il Napoli senza una struttura portante varrebbe poco o niente, anche perché in rosa ha dei giocatori al tramonto, mentre vale molto il titolo Napoli. E vale molto la città. Per questo De Laurentiis vorrebbe vendere la sua visione di squadra e città insieme, così da alzare il prezzo.

Qui sta la domanda che ci portiamo dietro. Se è vero che il valore sta nel marchio e nella città più che in quello che c'è attorno alla squadra, dopo ventidue anni di gestione il conto delle strutture mancanti è anche un giudizio su chi ha governato il club. Non è un processo: è la stessa logica che, secondo questa lettura, il presidente usa per fissare il prezzo. Il Napoli varrebbe di più per quello che potrebbe diventare che per quello che è.

Pubblicamente, intanto, la linea resta quella del 22-23 ottobre, quando alla notizia di un club in vendita per 2 miliardi De Laurentiis aveva risposto: «Il Napoli non è in vendita». Sull'altro tavolo, quello di Matt Rizzetta, si parla di un possibile rilancio fino a 1,5-1,6 miliardi, dopo che a marzo il presidente ne aveva rifiutati 2. Con MSC già sponsor, i tavoli sono almeno due. Le versioni, nel frattempo, si contraddicono di giorno in giorno.

Il campo, almeno quello, non aspetta Ginevra. Domani alle 20:45 all'Allianz Stadium Juventus e Napoli si giocano lo scontro a 14 punti, con Landucci in panchina al posto dello squalificato Allegri. La proprietà del futuro può aspettare. Il settimo posto no.

Fonte: AreaNapoli

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