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Spalletti: «Dobbiamo riconquistare il rispetto che in molti ci hanno tolto». E annuncia scelte sul 50% della Juventus

Alla vigilia della sfida di domani alle 20:45 all'Allianz Stadium, l'allenatore bianconero non chiede protezione e alza il tono: «Non ho bisogno di essere ovattato». Il suo messaggio colpisce dove siamo più deboli, cioè la difesa.

Luciano Spalletti
Luciano Spalletti — Foto: Quirinale · Attribution

«Dobbiamo riconquistare il rispetto che in molti ci hanno tolto, e che nasce soprattutto da una convinzione mentale». Spalletti si presenta così alla vigilia di Juventus-Napoli, domani alle 20:45 all'Allianz Stadium. Non si lamenta e non cerca alibi: punta tutto sull'orgoglio. Arriva dal 2-0 di Genova con una Juventus ottava a 14 punti, gli stessi nostri, chiusa in ritiro alla Continassa. E il registro non è quello di chi si difende: «Ci sono successe delle cose che ci hanno creato difficoltà, ma vogliamo ribaltare le cose. Io e la squadra vogliamo rimettere la Juve in carreggiata».

Per lui la partita si decide prima nella testa: «Ci vorrà qualcosa di infrangibile: i muscoli possono calare, ma la testa no». E poi: «C'è solo un modo per vincere le partite: averne più voglia degli altri». Alla domanda sulla fiducia del club, che lui stesso ha definito «un po' provocatoria», ha risposto senza girarci intorno: «Non ho bisogno di essere ovattato. Ho solo bisogno di una reazione della squadra». E ha chiuso con una sfida: «Se qualcuno pensa che io arretri di un pezzettino del mio lavoro, gli conviene cominciare ad aspettarsi qualcosa di diverso. Qualsiasi siano i risultati da qui in avanti». Sa bene che su quella panchina, in queste ore, si fanno già altri nomi. Ha scelto di rispondere a muso duro.

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Sul piano tecnico la frase da segnarsi è un'altra: «Devo fare delle scelte sul 50% della squadra». Dopo Genova, quindi, cambierà metà della Juventus. L'uomo da cui riparte è Locatelli, che Spalletti paragona a De Rossi, allenato ai tempi della Roma: «È un esecutore infallibile di ciò che l'allenatore trasferisce alla squadra». Parole al miele anche per McKennie, che secondo lui «vede le cose in modo molto simile». È una Juventus che finora ha segnato 11 gol e ne ha subiti 10: segna poco, ma concede ancora meno. Contro una squadra così ogni errore dietro si paga caro.

L'abbraccio a un amico che in panchina non ci sarà

«Mi farebbe piacere avere Max nella panchina vicina. Dopo la partita andrò a cercarlo per abbracciarlo, perché è un grande amico e un grande allenatore». Peccato che Allegri non ci sarà: sconta la seconda delle due giornate di squalifica rimediate con la Roma, e accanto a Spalletti siederà ancora Landucci. È curioso: domani l'allenatore del terzo scudetto napoletano sfida il Napoli senza l'uomo che ha vinto tutto a Torino, e chi guida la nostra squadra dalla panchina è il vice.

Il punto che ci riguarda però è un altro. Spalletti carica i suoi sulla voglia e sulla testa proprio mentre noi andiamo a Torino con la difesa nel momento peggiore: 11 gol presi in nove giornate, Lobotka fuori sei settimane, Rrahmani convocato nonostante l'influenza. E a Monza, pur con l'1-4, abbiamo concesso 12 tiri a una squadra rimasta al 35% di possesso. Lo ha ammesso anche Di Lorenzo: dietro qualcosa non va. Ed ecco la domanda che ci portiamo dietro: davanti a una Juventus ferita, che entrerà in campo per mordere, il Napoli giocherà come nella ripresa di Monza o tornerà a difendere il risultato? Contro una squadra che segna così poco, aspettarla può sembrare la scelta prudente. Noi crediamo che sia proprio quello che Spalletti spera.

La posta è chiara: 14 punti a testa, e chi vince si lascia dietro l'altra. Il Como, quarto, è a 20. Mercoledì alle 21 c'è già il Porto al Dragão. Prima però ci sono novanta minuti in cui, come ha detto lo stesso Spalletti, gli abbracci arrivano solo dopo.

Fonte: napolicalcio24.com

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