«Mi fa male all'anima non averlo più con noi»: parla Kitty Maradona
Rita Mabel Maradona, detta Kitty, una delle sorelle maggiori di Diego, ripercorre l'infanzia a Villa Fiorito, il legame con Napoli e il processo ancora aperto contro i sanitari che lo assistevano.

Sono passati quasi sei anni dal 25 novembre 2020, e per Rita Mabel Maradona — Kitty, una delle sorelle maggiori di Diego Armando Maradona — il vuoto non si è ancora richiuso. «Non so dire perché sia morto mio fratello, c'è un processo in atto contro i sanitari che lo assistevano. L'unica cosa a cui penso è che sia fatta giustizia», ha raccontato. E poi: «Mi fa male all'anima non averlo più con noi. Ormai sono passati quasi sei anni e ancora oggi non riesco a rendermi pienamente conto che non c'è più».
Il racconto di Kitty parte da lontano, da Villa Fiorito, e dal giorno in cui Diego firmò per l'Argentinos Juniors. Fu, nelle sue parole, il giorno più bello della vita del fratello, «perché mamma e papà poterono finalmente avere una casa di loro proprietà». Da lì in poi Maradona comprò una casa grande per i genitori e una ciascuna per le sorelle.
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Un gesto che Diego formalizzò solo nel 2019, un anno prima di lasciarle: «Forse ebbe un presentimento», racconta Kitty. All'ultimo Natale regalò a tutte un mazzo di fiori, l'atto di proprietà e il marchio, con una frase che oggi suona come un testamento: «Così quando morirò potete stare tranquille».
Kitty non nasconde i momenti più duri. L'arresto del fratello a 32 anni, per mezzo chilo di cocaina trovato nel suo appartamento di Calle Franklin, a Caballito, arrivò come una scoperta improvvisa: «Prima di allora non avevamo mai sospettato nulla del genere». Sulla malattia sceglie di non tornarci: «Preferisco non pensarci. La vita accanto a lui è stata bellissima e quando stava male noi eravamo comunque al suo fianco».
Sul legame con Napoli, Kitty racconta un affetto che nemmeno in Argentina avevano vissuto: lei e le sorelle, quando Diego giocava in azzurro, non potevano uscire di casa senza essere circondate dalla gente, per strada, a cena, sempre. Sono tornate in città dopo la morte del fratello, e si sono ritrovate — sono le sue parole — «in una meravigliosa follia»: riconosciute, baciate sulla mano, in un amore che per lei non finirà mai.
Restano il processo aperto e quella richiesta di giustizia che Kitty ripete come un pensiero fisso: quasi sei anni dopo il 25 novembre 2020, per la famiglia di Diego la ferita è ancora la stessa di allora, e a Napoli come in Argentina non si è rimarginata.
Fonte: Il Mattino Napoli




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