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AS Roma, altri trasferimenti da Trigoria: i sindacati chiedono l'intervento di Roma Capitale

Dopo il vertice di inizio settembre con la Regione Lazio, finito senza intesa, sono arrivati nuovi trasferimenti e lettere di contestazione ai dipendenti spostati dalla sede storica ai punti vendita in città. Fisascat Cisl e Filcams Cgil chiamano ora in causa il Comune.

AS Roma, altri trasferimenti da Trigoria: i sindacati chiedono l'intervento di Roma Capitale
AS Roma, altri trasferimenti da Trigoria: i sindacati chiedono l'intervento di Roma Capitale — Grafica Arena Roma
Aggiornamento · 15 set, 20:03

Il quadro si aggrava: le organizzazioni sindacali quantificano ora in oltre trenta i dipendenti dirottati dalla sede di Trigoria ai negozi Roma Store, tra cui giornalisti dei media societari, addetti al settore giovanile e funzionari delle risorse umane. Secondo le sigle, queste figure sarebbero state impiegate in mansioni di vendita completamente estranee ai rispettivi percorsi professionali, senza alcuna formazione o riqualificazione. Cresce inoltre il sospetto che la riorganizzazione serva a compensare i costi sostenuti dal club per la progettazione del nuovo stadio.

La vertenza tra l'AS Roma e i lavoratori trasferiti dalla sede storica di Trigoria ai punti vendita sparsi per la Capitale non si è chiusa con l'incontro di inizio settembre. Anzi, secondo i sindacati, quel tavolo ha prodotto l'effetto opposto: nuovi trasferimenti e lettere di contestazione arrivate proprio nei giorni successivi al confronto mediato dalla Regione Lazio.

"La Regione ha invitato l'azienda ha mediare, ma non c'è stata alcuna apertura e anzi poco dopo sono arrivati nuovi trasferimenti e lettere di contestazione", hanno detto Alessandra Aglitti di Fisascat Cisl Capitale e Rieti e Massimiliano Aglitti di Filcams Cgil Roma e Lazio. I provvedimenti disciplinari, spiegano i due sindacalisti, hanno colpito "parecchi dipendenti tra quelli trasferiti": per loro un'azione errata, perché l'azienda starebbe mettendo sotto pressione proprio chi ha già subito lo spostamento.

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Sul merito della vicenda, le versioni restano distanti. L'azienda nega che si tratti di un demansionamento e parla invece di "valorizzazione", giustificando i nuovi trasferimenti con la volontà di riorganizzare la struttura in vista dei cambiamenti legati al nuovo stadio. I sindacati, dal canto loro, insistono che la questione non è solo geografica: il cambio di mansioni comporterebbe "un forte demansionamento e la perdita delle professionalità maturate negli anni" per lavoratrici e lavoratori con percorsi professionali consolidati.

In una nota, Fisascat e Filcams hanno messo nero su bianco il nodo politico della vicenda: "Una riorganizzazione non può tradursi nella cancellazione delle professionalità: non vorremmo che fossero loro, e magari anche altri in futuro, a dover pagare i cambiamenti dovuti alla progettazione del nuovo stadio". Un progetto, quello dello stadio, che a Roma porta sempre con sé un doppio binario — sportivo e amministrativo — e che qui si incrocia per la prima volta con una ricaduta diretta sui posti di lavoro legati al club.

Dopo il muro contro muro con la proprietà, i sindacati allargano il fronte e tornano a chiedere il coinvolgimento di Roma Capitale: "Avevamo invitato anche il Comune all'incontro, ma non abbiamo avuto risposta, quindi lo chiediamo nuovamente perché riteniamo importante che Roma Capitale intervenga su una situazione grave come questa", hanno aggiunto Aglitti e Aglitti, sottolineando che si tratta di "un problema occupazionale" destinato potenzialmente a crescere, visto che sono già previsti ulteriori trasferimenti.

La mobilitazione, intanto, non si ferma: "I ragazzi sono pronti a scioperare di nuovo", hanno concluso i due rappresentanti sindacali. Una vertenza che corre in parallelo ai risultati della squadra e che riguarda un pezzo meno visibile ma reale del club: chi lavora ogni giorno dietro il marchio giallorosso.

Fonte: RomaToday

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