Con Koné 4 gol subiti in 7 partite, senza 9 in 5: il buco nel centrocampo che il 4-2 non copre
Dalla sera del Real Madrid la Roma ha perso il suo francese, e con lui la tenuta difensiva: la media dei gol incassati passa da 0,57 a 1,8 a partita. Il Cagliari ha mostrato tutti i problemi, la vittoria li ha coperti.

Con Manu Koné in campo la Roma ha subito 4 gol in 7 partite. Senza di lui ne ha presi 9 in 5. La media sale da 0,57 a 1,8 reti a gara, più del triplo. Sono i due numeri che pesano di più in una stagione che per il resto si racconta da sola: terzi con 21 punti, imbattuti, 23 gol fatti in 9 giornate.
Il numero 17 è uscito contro il Real Madrid il 14 ottobre, con la maglia sul volto e il dolore negli occhi: lesione al bicipite femorale. Da quella sera la Roma ha perso 3-4 con il Real, battuto 4-0 lo Slovan e 2-0 il Genoa, pareggiato 3-3 al Maradona e vinto 4-2 con il Cagliari. Cinque dei nove gol incassati senza di lui sono arrivati nelle ultime due giornate di campionato. Prima di Napoli eravamo la difesa meno battuta dei cinque grandi campionati europei, con 3 gol subiti in 7 giornate.
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Quello che fa e non si vede
Koné non è il giocatore della giocata da copertina. È quello che permette agli altri di farle. Nella Roma di Gasperini gli esterni spingono, i trequartisti si stringono vicino a Malen, la squadra si alza per riprendersi subito il pallone. Quando il pressing salta e l'avversario riparte, tocca a lui: gamba, fisico, campo coperto, la linea di passaggio chiusa, il tempo regalato ai compagni per rientrare. Le cifre ogni 90 minuti lo confermano: 5,3 palloni recuperati, 1,75 contrasti e circa 0,9 intercetti. Ma il suo lavoro migliore sono le azioni pericolose che non nascono nemmeno, e quelle in un tabellino non si contano.
Con il Cagliari si è visto benissimo cosa succede quando manca. A centrocampo c'erano Cristante, de Roon e Pisilli, e gli uomini di Pisacane passavano con facilità, le transizioni scorrevano, si aprivano buchi. Dal 21' all'85' la Roma non ha segnato e il Cagliari ha tirato 19 volte. Il 4-2 l'hanno sistemato i cambi negli ultimi dieci minuti. Non era una partita sotto controllo.
Va detto con onestà: un confronto fra 7 partite e 5 non prova da solo che i gol arrivano per colpa della sua assenza. Contano gli avversari, le rotazioni, la stanchezza di un calendario con la Champions in mezzo. Però il dato coincide con quello che abbiamo visto, e questo basta per prenderlo sul serio. Senza di lui la squadra perde chi tiene insieme le due fasi, chi protegge la difesa e chi chiude gli spazi lasciati quando ci si sbilancia. Anche le critiche a Mancini che girano in questi giorni, e il voto sotto la sufficienza che gli abbiamo dato dopo il Cagliari, vanno lette così: una linea difensiva esposta sembra peggiore di quello che è.
Qui viene la domanda scomoda. Se una squadra costruita per attaccare con tanti uomini dipende così tanto da un solo centrocampista, il problema non è soltanto l'infortunio. È la rosa. Con Pellegrini fermo fino al 2027, in mezzo restano Cristante, de Roon, Pisilli e Mora. Gasperini ha fatto il possibile con quello che ha. Le alternative a Koné le ha scelte chi ha costruito la rosa, e finora nessuna ha dato le stesse garanzie.
Sabato alle 18 al Bluenergy Stadium c'è un'Udinese che arriva da sei sconfitte consecutive. Martedì alle 21 c'è Old Trafford. La data del rientro di Koné non c'è ancora. Fino ad allora, il centrocampo dovrà dimostrare di saper difendere anche senza di lui.
Fonte: ForzaRoma




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