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Cosa non ha funzionato a Istanbul: troppi falli, poco cinismo

La Roma ha tenuto il pallone per il 58% della gara ma ha tirato meno del Fenerbahçe e ha commesso quasi il doppio dei falli dell'avversario.

Fenerbahçe SK-Roma Istanbul, il problema non è il possesso: è la porta
Fenerbahçe SK-Roma Istanbul, il problema non è il possesso: è la porta — Grafica Arena Roma

Il dato che pesa di più è quello dei tiri, non del possesso. La Roma ha tenuto la palla per il 58% della gara ma ha prodotto solo otto conclusioni, tre nello specchio, contro le undici tentate dal Fenerbahçe e le cinque indirizzate in porta. Gestire il pallone senza renderlo pericoloso è esattamente il problema che questa partita racconta: tanto controllo, poca profondità.

Il vantaggio di Cristante, arrivato al 39' su assist di Malen, è durato pochissimo una volta tornati in campo dopo l'intervallo. Al 47' si ammonisce Rensch, un minuto dopo il Fenerbahçe è già in parità con Brown, servito da Greenwood. Riprendere la partita con lo svantaggio già cancellato al primo minuto della ripresa dice molto su come sia stato gestito il momento più delicato di una trasferta del genere.

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C'è poi il conto dei falli, che dice 19 a 12 per la Roma: quasi il doppio dell'avversario. Non è un dettaglio da archiviare: significa aver dovuto interrompere il gioco con più frequenza per contenere gli attacchi turchi, con Rensch e Cristante tra gli ammoniti. Chi comanda il possesso non dovrebbe essere anche chi fatica di più a tenere il ritmo senza commettere infrazioni.

Nel finale Gasperini ha cercato il sorpasso con i cambi — dentro Molina, Balerdi e Mora, poi De Roon nell'ultimo quarto d'ora — ma il gol che avrebbe risolto la serata non è arrivato. All'86' è stata la Roma a rischiare di più: Aké ha colpito la traversa, a un passo dal punto che avrebbe reso la trasferta ancora più amara. Un pareggio che, alla luce dei numeri, racconta una squadra brava a controllare la palla ma non abbastanza cinica per chiuderla prima.

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