Venerdì 6 novembre 2026 · Serie C · Girone CSito non ufficiale dei tifosi biancorossi
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Roselli difende Rastelli: «Il solito ritornello». Ma 2.023 spettatori al San Nicola non sono un ritornello

L'ex biancorosso, oggi allenatore, dice che sulla panchina devono decidere soltanto i dirigenti, perché sono gli unici a sapere cosa succede nello spogliatoio. Sugli spalti vuoti è più netto: «In certi contesti, però, la gente è tutto».

Lo stadio San Nicola di Bari
Lo stadio San Nicola — Foto: Fbio87 · CC BY-SA 4.0

«Io sono allenatore perciò conosco bene questi giochini». Giorgio Roselli comincia così, ed è chiaro da che parte sta. Per lui le voci su Rastelli sono «il solito ritornello che sentiamo quando le cose non vanno bene e ci sono problemi». Lo dice mentre la piazza chiede le dimissioni dell'allenatore e l'addio dei De Laurentiis. Lo dice anche dopo che i capi-ultras, al termine dell'1-1 con la Scafatese, sono andati a parlare faccia a faccia con Rastelli e con il ds Antonio Minadeo. Non è la prima volta che Roselli ci parla del Bari: a ottobre indicava l'unità del gruppo come strada per la promozione. Il gruppo, intanto, ha messo in fila tre pareggi.

Il suo ragionamento ha una logica da uomo di panchina: «solo i dirigenti sanno davvero come stanno le cose all'interno dello spogliatoio». Se vedono che un allenatore «non ha più in mano lo spogliatoio e che non riesce più a comunicare con i giocatori, allora è giusto che intervengano», altrimenti cambiare non serve. E aggiunge che esonerare quando le cose vanno male porta spesso a «scelte che risultano anche sbagliate». È la stessa linea di Bolzoni, che pochi giorni fa diceva: «Non è la situazione adatta per cambiare allenatore».

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Quello che si vede da fuori

Su un punto Roselli ha ragione: dall'esterno lo spogliatoio non si vede. Però si vede il campo. I tre pareggi di fila sono lo 0-0 col Crotone, l'1-1 a Caserta e l'1-1 con la Scafatese. Contro la Scafatese il Bari è passato avanti con Gómez al 9' e si è fatto riprendere da Emmausso al 31'. Il primo a spiegarlo è stato Rastelli: «Prima mezzora buona, poi si è spenta la luce». Mogoș ha usato parole ancora più dure: «Stanno mancando lucidità e cattiveria». Quando le diagnosi arrivano dall'allenatore e dai giocatori, i tifosi non stanno facendo un giochino. Stanno ripetendo quello che lo spogliatoio ha già detto.

La domanda allora va fatta proprio a chi, secondo Roselli, sa come stanno le cose: Pierpaolo Marino e Antonio Minadeo. Se sono gli unici a poter giudicare, il loro giudizio deve essere chiaro. Un Bari a -7 dal Potenza dopo dodici giornate non si era mai visto in Serie C. Questa squadra la promozione diretta deve andarsela a prendere, non aspettarla.

Sullo stadio Roselli è più esplicito. Nelle piazze «non blasonate», dice, «uno può anche andare avanti con poco pubblico o con stadi quasi mezzi vuoti». Ma «in certi contesti, però, la gente è tutto», e «a Bari fa specie non vedere i tifosi presenti e lo stadio pieno». Poi cita il Marulla di Cosenza, vuoto per la diserzione dei tifosi, e conclude: «Queste chiaramente sono delle sconfitte per quelle società che gestiscono queste grandi piazze».

Non nomina il Bari, ma i numeri del San Nicola parlano da soli. Su 58.270 posti c'erano 2.317 spettatori col Giugliano e 2.435 col Crotone, in una partita di protesta contro la proprietà. Con la Scafatese erano 2.023, e alla fine sono arrivati i fischi. Il Cosenza citato da Roselli oggi ha 9 punti in classifica. Il paragone dovrebbe far riflettere chi a Bari gestisce la società: anche a Cosenza tutto è cominciato con gli spalti vuoti.

Lunedì alle 20:45 al Curcio di Picerno nessuno chiederà a Rastelli di comunicare meglio con i giocatori: gli chiederanno di vincere. Sabato 14 alle 17:30 c'è Bari-Foggia al San Nicola, con i biglietti in vendita da lunedì alle 10. Quante persone ci saranno al derby dirà quanto la gente crede ancora in questa squadra.

Fonte: TuttoBari

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