Vivarini rilegge le sue otto partite senza vittorie a Bari: «C'era veramente una depressione totale»
Nella sua seconda esperienza sulla nostra panchina ha raccolto quattro pareggi e quattro sconfitte, a cominciare dal 5-0 di Empoli. Ora dice che nello spogliatoio c'erano giocatori che non volevano scendere in campo. È un'accusa pesante e arriva mentre il Bari di Rastelli non vince da quattro gare.

«C'erano alcuni giocatori che addirittura non volevano scendere in campo, e mi è capitato solo a Bari in carriera». Vincenzo Vivarini torna sulla sua seconda esperienza in biancorosso: otto partite, quattro pareggi e quattro sconfitte, nessuna vittoria. Fa un racconto che chi ha vissuto la scorsa stagione non riesce ad ascoltare con distacco. Parla di «una situazione di spogliatoio che mi ha fatto venire i brividi a ripensarci» e di ragazzi «troppo chiusi in loro stessi». Poi chiude con una frase che pesa più delle altre: «C'era veramente una depressione totale».
Il tecnico abruzzese dice di essere tornato per «un'altra scelta di cuore» e di aver sottovalutato quello che lo aspettava: «Avevo fatto un'analisi della rosa ed ero convinto che ci si potesse lavorare bene». Ammette anche le sue colpe, e va riconosciuto: «Io avrei dovuto essere più bravo in quella circostanza, capirli meglio e cercare di dargli più coraggio». Sugli ultimi due anni aggiunge: «Ne ho commessi parecchi: ad oggi sto ancora pagando per essi».
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Fin qui c'è un'autocritica che non capita spesso di sentire. Ma subito dopo arriva il resto: «Non sono nemmeno stato assistito dalla fortuna perché alcune partite avremmo potuto vincerle e non ci riuscimmo». Come prova della malasorte cita il suo esordio, «che finì con un sonoro 5-0 ad Empoli». Un cinque a zero però non è un incidente, e non si spiega con la fortuna. È il segnale più chiaro che la squadra non lo stava seguendo, e chi va in panchina viene chiamato proprio per risolvere questo.
Lo spogliatoio come alibi Qui va fatta la domanda scomoda, e va fatta in due direzioni. Se davvero dei calciatori professionisti del Bari si rifiutavano di giocare, è un fatto gravissimo. Chi c'era doveva dirlo allora, non a stagione finita e con il playout perso col Südtirol nel maggio 2026. Ma motivare un gruppo spento è il mestiere dell'allenatore, soprattutto quando la squadra va male. Raccontarlo adesso come la causa principale di otto partite senza vittorie lascia l'impressione di chi vuole dividere il conto con altri. Su un punto Vivarini ha ragione, ed è l'unico su cui la piazza non gli darà torto: «Bari è una piazza che deve fare la Serie A, nemmeno la Serie B: a Bari devi vincere».
Queste parole arrivano in una settimana in cui la parola «depressione» non suona lontana come vorremmo. Il Bari è secondo con 22 punti, ma il Potenza è a +7. Non vince in campionato dal 10 ottobre e ha pareggiato le ultime tre: 0-0 col Crotone, 1-1 a Caserta, 1-1 con la neopromossa Scafatese davanti a 2.023 spettatori al San Nicola, con i fischi alla fine. Dopo quella partita Rastelli ha detto: «Prima mezzora buona, poi si è spenta la luce». Mogoș ha aggiunto: «Stanno mancando lucidità e cattiveria».
Non diciamo che lo spogliatoio di oggi sia quello descritto da Vivarini: non abbiamo elementi per affermarlo, e sarebbe ingiusto. Però una squadra che dopo mezz'ora smette di giocare con la Scafatese pone una domanda simile a quella che lui si porta dietro. Al tifoso non interessa sapere chi è depresso. Vuole sapere chi si prende la responsabilità di accendere la luce.
La prossima occasione per rispondere è lunedì 9 novembre alle 20:45 al Curcio contro il Picerno. In tutta la stagione il Picerno non ha mai pareggiato e con Di Deo ha vinto due partite su due. Il prossimo racconto di uno spogliatoio sarà quello che il Bari mostrerà in campo.
Fonte: PianetaBari



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