Due punti da Mignani, sette dal Potenza: i 22 punti di Rastelli non raccontano tutto
Il Bari di oggi ha 22 punti, quello che nel 2021/22 vinse il Girone C ne aveva 24 ed era in testa. Sul tabellino la differenza è una vittoria diventata pareggio. La differenza vera si vede in classifica.

Ventidue contro ventiquattro. Il Bari di Massimo Rastelli ha due punti in meno della squadra che Michele Mignani portò a vincere il Girone C nel 2021/22, l'ultima promozione dalla Serie C. Quella squadra comandava la classifica con 7 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. Questa ha 6 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte. Messa così, la distanza è una sola vittoria che è diventata pareggio. Ed è proprio qui che il confronto smette di consolare.
Con 24 punti, quel Bari aveva Palermo e Taranto dietro a quota 20: quattro punti di margine e la vetta in mano. Il nostro, con 22, ha il Potenza a 29 e Cerignola e Sorrento a 20, appena due punti sotto. Allora si guardava solo indietro, oggi bisogna guardare avanti e indietro insieme. Che in C non fossimo mai stati a -7 dalla vetta a questo punto del campionato lo abbiamo già scritto. Il paragone con Mignani lo conferma da un'altra angolatura: i punti quasi ci sono, la posizione no.
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E anche quei 22 punti vanno pesati. Ottobre si è chiuso con 6 punti su 15. L'ultima vittoria in campionato è del 10 ottobre, il 2-0 al Giugliano. Poi lo 0-0 col Crotone, l'1-1 di Caserta e l'1-1 con la Scafatese neopromossa: Gómez al 9', Emmausso al 31', il primo gol subito al San Nicola in campionato. Sono tre pareggi di fila, due in casa contro avversari che una piazza come la nostra non considera nemmeno un esame. Rastelli l'ha riassunto così: «Prima mezzora buona, poi si è spenta la luce». Mogoș ha parlato di «lucidità e cattiveria» che mancano.
Il precedente che somiglia di più
Il Bari di oggi assomiglia più a quello del 2019-20 che a quello di Mignani. Allora, dopo 12 giornate di C, i punti erano esattamente 22 e davanti c'era sempre il Potenza, a sei lunghezze. Oggi le lunghezze sono sette. Quel Potenza chiuse quarto, e infatti la classifica di novembre non decide niente da sola. Però aiuta a capire con chi ci stiamo confrontando davvero: non con una squadra che dominava, ma con una che inseguiva.
C'è una minoranza di tifosi che difende l'allenatore con il secondo posto in mano. È un argomento, ma regge poco: il secondo posto oggi dipende dai passi falsi di Sorrento e Catania, non da quello che il Bari ha fatto nelle ultime settimane. Le responsabilità vanno divise. Rastelli risponde di una squadra che regge mezz'ora e poi si spegne. Pierpaolo Marino risponde di una rosa in cui sette arrivi estivi sono sotto esame e in cui dagli esterni offensivi è arrivato un gol solo in dodici giornate. Ricordare che nel 2021/22 a questo punto avevamo solo due punti in più serve a poco, se quella squadra era prima e questa insegue.
Lunedì 9 novembre alle 20:45, al Curcio, il Picerno ha 18 punti, 6 vittorie e 6 sconfitte: è l'unica squadra del girone che non ha mai pareggiato. Con Di Deo in panchina ha vinto 2 partite su 2. Cinque giorni dopo arriva il Foggia al San Nicola. Se il paragone con Mignani deve tornare a voler dire qualcosa, il Bari deve rifare la cosa che quella squadra faceva e questa ha smesso di fare: vincere.
Fonte: LaBariCalcio




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