Il Catania spinge ma non sfonda: un punto che a Cibali pesa
Quattordici conclusioni e appena due nello specchio: contro il Barletta il Catania non trova la zampata e si ferma a un pareggio che in classifica non muove nulla.

Il dato che riassume la serata di Cibali è netto: cinque interpreti offensivi schierati dal 1' e nessun tiro nello specchio nel primo tempo, con Longo che parte già da un 3-4-3 fitto in avanti (Bruzzaniti e Lunetta esterni, Cavuoti e Cicerelli a supporto di Russo). Un modulo pensato per aggredire il Barletta si è invece tradotto in sterilità totale fino all'intervallo, spiegando il doppio cambio offensivo lanciato già al 41'.
Al Massimino non arrivano applausi ma fischi al triplice fischio: i tifosi rossazzurri bocciano una prestazione senza mordente, arrivata subito dopo il successo di Picerno. Il Barletta, al contrario, esce dal campo con i meriti di una gara organizzata e concreta, capace di rendersi pericoloso fino all'ultimo secondo. Il palo di Da Silva al 14', con annessa clamorosa occasione sprecata da Partipilo sulla ribattuta, resta il rimpianto più grande di una serata in cui gli ospiti hanno probabilmente meritato di più.
Il Catania era già entrato in difficoltà di idee prima dell'intervallo: al 41' Emilio Longo cambia il centravanti, con Coda che rileva Russo, e nel primo minuto di recupero del primo tempo tocca anche a Insigne, al posto di Cicerelli. Due mosse offensive lanciate a partita ancora aperta dicono che il piano iniziale non stava funzionando, e non è un dettaglio da derubricare: si cambia così presto solo quando l'avvio non convince.
Nella ripresa il possesso resta saldamente rossazzurro — 58% contro il 42% del Barletta, con 14 conclusioni contro 8 — ma la differenza si azzera dove conta davvero: solo 2 tiri nello specchio per parte, con appena 2 parate a testa a certificarlo. Tanto pallone giocato, poca precisione nel momento decisivo: il Catania ha macinato azioni senza mai indirizzarle davvero verso la porta del Barletta.
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Il tecnico ha provato a forzare la mano fino alla fine, cambiando cinque uomini in tutto. Ma non è stato un assalto lineare: ai cambi speculari in attacco — Coda per Russo, Insigne per Cicerelli, poi Liguori per Bruzzaniti all'87' — si è aggiunto a centrocampo Caligara per Cavuoti, e al 62' è entrato persino un difensore, Donnarumma, al posto del centrocampista Lunetta. Un mosaico di mosse che racconta più un tentativo di trovare l'equilibrio che una spallata decisa verso il gol.
Il Barletta, dal canto suo, ha retto con le maniere forti: 24 falli contro 13, quasi il doppio, il segno di una squadra che ha scelto di spezzare il ritmo piuttosto che giocarsela a viso aperto. E il finale non è stato una formalità: Allegretto si è fatto ammonire all'89' nel momento di massima pressione ospite, con il Barletta che ha pure trovato un gol annullato a Castro proprio all'89'. Fino all'ultimo respiro, il risultato è rimasto in bilico.
Il punto lascia il Catania nono con 7 punti dopo 6 giornate, lontano da Sorrento, Bari e Casertana in vetta. Fermarsi in casa contro una provinciale come il Barletta è esattamente il tipo di passo falso che a Cibali non passa inosservato: il possesso e le occasioni costruite non hanno prodotto nulla di concreto, e prima di Casertana, il 27 settembre, il Catania deve imparare a trasformare il dominio territoriale in gol, non solo in numeri.

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