Fischi a Lucca prima ancora di toccare palla, «meritiamo di più» al fischio finale: il Maradona ha smesso di aspettare
Contro la Lazio lo stadio ha fischiato Lang e Lucca, ha cantato contro De Laurentiis e alla fine ha contestato la squadra. La rabbia ha le sue ragioni. Ma fischiare un giocatore mentre entra in campo non aiuta a uscire dalla crisi.

Lucca è stato fischiato mentre entrava in campo, prima ancora di toccare il primo pallone. Contro la Lazio il Maradona ha fatto capire da che parte sta. Ha fischiato anche Lang, ha cantato i soliti cori contro De Laurentiis e al fischio finale ha contestato la squadra, con un grido che riassume il clima di questi giorni: «Meritiamo di più».
Non nasce dal nulla. La mattina, quasi 300 ultras delle due curve erano andati sotto l'hotel Gli Dei di Pozzuoli, dove la squadra è in ritiro da venerdì sera. Il giorno prima era comparso lo striscione congiunto di Curva A e Curva B contro il presidente. Il Maradona ha solo alzato la voce. Il pari con la capolista non ha cambiato niente. L'1-1 lo ha firmato un autogol di Pedraza dopo il gol di Frattesi al 28', e il Napoli resta decimo con 15 punti dopo 11 giornate, a 14 dalla Lazio: è il minimo dell'era De Laurentiis a questo punto della stagione, come nel 2007/08. Sono tre partite senza vittoria, dopo il 2-0 di Torino con la Juventus e il 4-1 di Porto.
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Due fischi diversi
I due casi però non sono uguali. Lucca ha zero gol in stagione e a Porto ha insultato De Bruyne. Il club non lo ha multato, e il suo addio a gennaio viene dato quasi per certo. Fischiarlo all'ingresso, però, significa giudicarlo prima che giochi. Gli si toglie anche quel poco di serenità che servirebbe a un attaccante a secco. Lang è un'altra storia. Il pareggio è nato da un suo cross, ma a fine partita ha provato a saltare il saluto alle curve. Lo staff lo ha fatto tornare indietro, ed è stato il primo ad andarsene. I fischi del finale se li è cercati lui.
Poi c'è «meritiamo di più». Bisogna chiedersi cosa significhi, in una città che negli ultimi quattro campionati ha festeggiato due scudetti, il 2022-23 e il 2024-25. Per noi la risposta non è nell'albo d'oro. Sta nel presente. Allegri è arrivato con l'obiettivo dichiarato del quarto posto. In questa stagione il Napoli ha perso 7 partite su 15. Lo spogliatoio è diviso tra il caso De Bruyne e la frase di Politano sui «noi italiani». Pretendere di più da questa rosa e da questo monte ingaggi è legittimo. Perdere la pazienza è comprensibile.
Ma pretendere è una cosa, fischiare un giocatore mentre entra in campo è un'altra. Chi allena risponde delle scelte e chi ha costruito la rosa risponde della rosa. Il presidente risponde di una stagione partita con un secondo posto da 76 punti e arrivata fin qui. Le contestazioni hanno senso quando vanno a chi decide. Fischiare il numero 20 al suo ingresso non mette in difficoltà né Allegri né Manna né De Laurentiis. Rende solo un po' più pesante il pallone a chi deve giocarlo.
La domanda che ci portiamo a casa è scomoda: quanto può reggere una squadra già fragile se ogni errore, al Maradona, diventa un processo? E quanto può reggere una piazza a cui nessuno, da dentro il club, ha ancora spiegato davvero cosa sta succedendo? Alla vigilia non c'è stata conferenza stampa, e il giorno della partita il club non ha detto nulla.
Prima ci sono 13 giorni di sosta, poi sabato 21 novembre alle 20:45 arriva il Torino. Si gioca di nuovo al Maradona, davanti allo stesso pubblico.
Fonte: Il Napolista




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