Il gol lo ha segnato la Lazio: il Napoli di Allegri non ha ancora risposte
Sei tiri nello specchio e nessun gol nostro: contro la capolista il pari arriva da un autogol, e la classifica dice che la crisi non si è chiusa.

Sei tiri nello specchio, sei parate della Lazio, e l'unico gol che ci tiene a galla lo ha messo Pedraza nella sua porta. Il giudizio su questa partita parte da qui, perché il problema si vede meglio che in qualunque discorso. Contro la capolista il Napoli ha tirato quanto la Lazio, quindici volte, e ha avuto il pallone per metà del tempo, eppure da solo non è riuscito a segnare. Un pareggio così non cambia quello che pensiamo di questo momento: lo conferma.
Il contesto pesa più del punto. Arrivavamo dal 4-1 di Porto e dal 2-0 con la Juventus, e la serie dice N-V-P-P-N: tre gare senza vittoria. Anche oggi a passare per prima è stata la Lazio, con Frattesi al 28' su assist di Noslin, e il Napoli è andato all'intervallo sotto e con Lang ammonito. Il pari è arrivato a inizio ripresa, ma non lo abbiamo costruito noi: è stato un errore loro. Chi lo racconta come la reazione di una squadra viva si accontenta di troppo poco.
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Il nodo è in panchina, ed è giusto dirlo da dentro il dibattito che agita la città. Allegri, rientrato dopo la squalifica, ha cambiato quattro uomini: fuori Gilmour e Vergara, ammoniti entrambi a metà ripresa, poi Höjlund e De Bruyne. Sono entrati Anguissa, Politano, Lucca e Giovane. Dopo il 48' il risultato non si è più mosso per oltre quaranta minuti, mentre anche la Lazio rimescolava le carte con Lazzari, Dele-Bashiru e Cancellieri. Chi allena risponde delle scelte, e la domanda che fa la piazza è legittima: dove sta il Napoli coraggioso che con questa rosa dovremmo vedere?
La classifica non lascia spazio a letture benevole. Siamo decimi con 15 punti in 11 gare, a 14 punti dalla Lazio e a otto dal Como quarto. Davanti a noi ci sono Inter, Roma, Milan e Juventus, cioè le squadre con cui questa stagione dovrebbe misurarsi, e ci sono anche Frosinone, Bologna e Cagliari. Per un club che la stagione scorsa ha chiuso secondo e ha vissuto quel secondo posto come un rimpianto, questa posizione non è un incidente di percorso. È il segno di una squadra che non ha ancora un'identità.
Il mercato è chiuso fino al 2 gennaio, e fuori finestra si possono tesserare solo svincolati. Le risposte devono quindi arrivare da questo gruppo e da questo allenatore, in tredici giorni, prima del Torino al Maradona del 21 novembre. Non servono promesse sui rinforzi né il conforto di un punto strappato alla capolista. Serve un Napoli che vada in vantaggio per primo e che il gol se lo prenda da solo. In casa, con questa classifica, l'unico risultato che conta è la vittoria.




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