La Roma schiaccia e non concede: la difesa ora deve diventare un'abitudine
Contro il Sassuolo arriva la prima partita senza gol subiti dopo quattro gare con dieci al passivo. È un segnale vero, ma da solo non chiude il discorso sulla difesa.

Dieci gol subiti nelle quattro partite ufficiali prima di questa: tre a Napoli, due col Cagliari, due a Udine, tre a Old Trafford. È questo il numero da cui partire, perché è quello di cui la piazza parla da giorni. Contro il Sassuolo la Roma ha lasciato agli avversari sei tiri, uno solo nello specchio, e la sua difesa ha dovuto fare una sola parata. Dopo il 3-2 di Manchester serviva una risposta prima di tutto lì dietro. Ed è arrivata senza Mancini, fermato da un risentimento al flessore destro, e senza Rensch.
Il dominio non si discute. La Roma ha avuto il 65% del possesso, ha tirato 28 volte contro 6 e ha battuto 12 calci d'angolo contro uno. Questa è una squadra che ha aggredito la partita e se l'è presa. Hermoso apre al 27', l'autogol di Walukiewicz al 30' raddoppia, e al 58' Mora chiude il discorso su assist di Malen. Gasperini toglie Mora otto minuti dopo il gol per far entrare Pisilli, poi al 77' manda dentro Castro per Malen e Koulierakis per Hermoso, e all'85' Ghilardi per Balerdi. Sono cambi di chi vuole gestire le energie, con due settimane prima di Parma e un'infermeria che non si è ancora svuotata.
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Il nodo, se ce n'è uno, sta dall'altra parte del campo. Nove tiri in porta e quattro parate del portiere del Sassuolo dicono che la Roma ha creato tanto, e che dopo il terzo gol non ha più segnato pur continuando a spingere. Contro questo avversario non è costato niente. In partite più strette quella mole va trasformata meglio: a Old Trafford la squadra era sul 2-0 dopo 17 minuti e ha perso lo stesso, quindi sa bene che il vantaggio non basta se non lo si allarga.
La classifica va letta per quello che è, cioè un dato e non un verdetto. La Roma è seconda con 27 punti in 11 giornate, senza sconfitte in campionato, con 31 gol fatti e 10 subiti. La Lazio è un punto sopra e ha giocato una partita in meno, l'Inter è due punti sotto con una gara in meno. A novembre questo non promette niente a nessuno. Dice però che la squadra di Gasperini sta in alto con merito, e che la fiducia della piazza nell'allenatore ha basi concrete.
Cosa serve adesso è semplice da dire e difficile da fare: che la partita col Sassuolo diventi la regola e non l'eccezione. Il 21 novembre al Tardini Parma-Roma dirà se la difesa è davvero diventata più solida o se ha solo avuto un pomeriggio tranquillo contro un attacco che ha tirato in porta una volta sola. Lo stop di Svilar è indicato fino a quella partita, e da qui ad allora bisognerà capire chi rientra fra Mancini, Rensch, Koné e Dybala. La risposta che la piazza chiedeva dopo Manchester è arrivata. Adesso va ripetuta.




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