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Spalletti non molla e rimette in prova il 4-3-3: Boga, Zhegrova e Cabal in corsa, Cambiaso rischia il posto

Spalletti non si dimette: se il Napoli dovesse andare male, dovrà essere la Juventus a mandarlo via. Intanto in ritiro alla Continassa riprova il modulo che aveva messo da parte. Stasera alle 20:45 all'Allianz Stadium potrebbe cambiare sistema e mezza squadra.

Luciano Spalletti
Luciano Spalletti — Foto: Quirinale · Attribution

Spalletti non lascia, anzi raddoppia. Questa sera alle 20:45 all'Allianz Stadium contro il Napoli l'allenatore si gioca molto, forse tutto. Ma una cosa è chiara: se le cose dovessero precipitare, dovrà essere la Juventus a mandarlo via. Lui non farà un passo indietro. Il ritiro alla Continassa, cominciato venerdì sera, è servito anche a questo: ore di lavoro tattico in più per una squadra che a Genova è sembrata tutto tranne la Juve.

La prima ipotesi resta il 3-5-2 usato da Lecce in poi, con Kolo Muani e Woltemade come doppio centravanti, anche se nessuno dei due fa davvero il centravanti. Però le prove degli ultimi giorni dicono un'altra cosa. Alla Continassa si è rivisto il 4-3-3, l'idea con cui Spalletti era partito, messa da parte solo per un po' per dare solidità alla squadra. Durante la partita può diventare un 4-2-3-1 o un 3-4-2-1, e il giocatore che permette di cambiare è McKennie. Il numero 22 è lo stesso che dopo il Ferraris aveva detto «Il Genoa ha lottato, noi no».

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Chi rientra e chi rischia

Il 4-3-3 rimette in gioco giocatori che finora erano in fondo alle gerarchie. Prima di tutto Boga e Zhegrova: sulla carta sono le terze scelte sugli esterni d'attacco. Diventano un'opzione solo perché l'infermeria si è presa Yıldız, con la frattura al metatarso, Conceição, con la lussazione alla spalla, e González, fermo per il soleo. In difesa potrebbe tornare Cabal, che a Lecce ha giocato la sua prima partita dal 17 febbraio. Koopmeiners si gioca a centrocampo l'ennesima ultima chance. Il nome più pesante è quello di Cambiaso: fino a ieri sembrava confermato a sinistra, ora rischia di partire fuori.

Qui c'è il punto che a noi non torna. Dopo Genova Carnevali ha riunito la squadra e la linea della società è stata netta: il problema non è il modulo, è la voglia. McKennie ha detto la stessa cosa. Spalletti stesso, alla vigilia, ha detto che si vince «avendo più voglia». Se la diagnosi è questa, cambiare sistema poche ore prima della partita più delicata dell'anno vuol dire due cose. O l'allenatore non è d'accordo con quella diagnosi, oppure cerca nella lavagna la risposta a un problema che la lavagna non risolve. E si rimette in discussione proprio sul punto che lo spogliatoio gli contesta, cioè troppe parole e poco lavoro fisico.

Poi c'è il discorso sulla rosa. Se per salvare la panchina bisogna ripartire da Boga e Zhegrova, che fino a ieri erano riserve delle riserve, la domanda va fatta anche a chi ha costruito questa squadra, non solo a chi la allena. Gli infortuni sono un fatto, e quest'anno in infermeria sono passati 16 giocatori. Ma una Juve con il monte ingaggi più alto della Serie A, 142 milioni, non può dipendere a novembre dalle terze scelte sugli esterni.

La classifica non permette altri passi falsi. Siamo ottavi con 14 punti dopo 9 giornate, gli stessi del Napoli. Il quarto posto del Milan è a sette punti, la vetta di Lazio e Inter a undici. Le prove continuano fino all'ultimo, e anche questo dice quanto è fragile il momento. Se deve giocarsi tutto, Spalletti vuole farlo a modo suo.

Stasera vedremo con quale squadra. Dopo ci sono l'AZ in Europa League e la Fiorentina, poi la sosta dal 9 al 17 novembre. Se dovesse arrivare una svolta in panchina, la finestra indicata è quella.

Fonte: La Stampa

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