Dall'Italia alla Juve, Spalletti ritrova lo stesso dubbio: a una parte del gruppo servono meno lavagna e più intensità
Da ct di Euro 2024 c'era chi diceva di non capirlo e chi gli contestava una preparazione poco intensa. A Torino tornano le stesse critiche, e arrivano alla vigilia del Napoli, con la squadra in ritiro dopo il 2-0 di Genova.

Il dubbio che oggi gira intorno a Luciano Spalletti l'abbiamo già sentito, ma con la maglia azzurra. A Euro 2024 una parte del gruppo della Nazionale aveva messo in discussione due cose: quanto parlava e come preparava la squadra. Alla Juventus le perplessità che arrivano dal gruppo toccano gli stessi due punti. Molta teoria davanti alla lavagna, poca intensità nelle sedute.
Che i giocatori contestino i suoi allenamenti l'abbiamo già raccontato. Qui conta il precedente, perché è quello che pesa di più. Spalletti era arrivato in Nazionale dopo lo scudetto vinto col Napoli e da ct non era mai riuscito a entrare nella testa dei suoi. Più insisteva con il suo vocabolario, il calcio «perimetrale», i «rinterzi», e più cresceva la sfiducia. Qualcuno in quel gruppo lo aveva ammesso a mezza bocca: «Non lo capiamo». Altri lo accusavano di una preparazione poco centrata sull'intensità. Lui stesso ha sempre detto che il fallimento in Nazionale è il dolore più grande della sua carriera: «Non sono riuscito a dare niente».
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Due letture dentro lo stesso gruppo A Torino però il quadro è meno semplice di come lo raccontano i giocatori scontenti. C'è chi si sente poco allenato e chi ricorda che l'Europa League, con il calendario domenica-giovedì-domenica, lascia poco spazio per alzare il ritmo in settimana. E c'è chi guarda il problema dall'altra parte: una minoranza indolente, la sala massaggi sempre piena e la palestra con diversi posti liberi. Gli allenamenti «invisibili» Spalletti li aveva già provati la stagione scorsa. Quest'anno gli servivano per abbassare la tensione e per non riempire ancora un'infermeria che in stagione ha già visto passare 16 giocatori. Dal 2019 la preparazione atletica ha cambiato nove responsabili, e questo dice che il problema non è nato con lui.
Quello che non regge è usare un argomento contro l'altro. Se la squadra è poco allenata, ne risponde chi allena. Se la squadra si allena poco per scelta, ne risponde chi va in campo. A Genova, nel primo tempo, la Juve ha commesso un solo fallo. Dopo la partita McKennie ha detto che «la tattica non c'entra nulla», mentre Spalletti ha chiesto «qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l'abbiano». Allenatore e giocatori si rimpallano le responsabilità, e intanto la squadra è ottava con 14 punti, a sei dal quarto posto.
Noi una domanda ce la facciamo, ed è scomoda. Se lo stesso allenatore ritrova lo stesso problema con due gruppi diversi, la tentazione è dire che il problema è lui. Ma in Nazionale ci era arrivato da campione d'Italia. E questa rosa è costata più di tutte le altre: ha il monte ingaggi più alto della Serie A, 142 milioni. Per ora più che una squadra che non capisce l'allenatore vediamo una squadra senza leader e senza punti di riferimento, che dice di stare con il tecnico ma lo dice solo a parole e solo con qualcuno.
Venerdì sera è cominciato il ritiro alla Continassa, voluto proprio per riportare tutti nella stessa stanza. Domani alle 20:45 all'Allianz Stadium arriva il Napoli, che ha i nostri stessi 14 punti. Lì si vedrà se le parole di Spalletti sono arrivate al gruppo.
Il video ufficiale
Fonte: Virgilio


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