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Quattordici punti, metà della Lazio e un'Europa da 3 punti: le responsabilità partono da Aurelio De Laurentiis

Dopo dieci giornate il Napoli è ottavo, a 9 punti dal quarto posto che Allegri si era dato come obiettivo. Il presidente sceglie, il direttore sportivo costruisce la rosa, l'allenatore la manda in campo: è a loro tre che vanno chieste le risposte.

Quattordici punti, metà della Lazio e un'Europa da 3 punti: le responsabilità partono da Aurelio De Laurentiis
Quattordici punti, metà della Lazio e un'Europa da 3 punti: le responsabilità partono da Aurelio De Laurentiis — Grafica Arena Napoli

Quattordici punti in dieci giornate. Sono la metà di quelli della Lazio capolista e sei in meno di quelli del Frosinone. Il Napoli è ottavo, con 4 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte, e il quarto posto, l'obiettivo fissato da Massimiliano Allegri, è a 9 punti: il Como ne ha 23. La squadra che la stagione scorsa ha chiuso seconda a 76 punti oggi guarda da dietro Inter, Roma, Milan e Juventus, cioè tutte le pari-grado con cui si misura un'annata.

Vergognosa è una parola dura. Ma i numeri non lasciano molto spazio per sceglierne un'altra.

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In Europa la storia è la stessa. In Champions il Napoli è 22° con 3 punti dopo tre partite: 0-1 in casa con l'Arsenal, 3-1 a Villarreal, e l'unica vittoria, il 4-3 al Bodø/Glimt, è arrivata subendo tre gol. È la competizione in cui questa piazza si sente giudicata più che altrove, e dopo il trentesimo posto dell'anno scorso, con il 6-2 del PSV che resta la peggiore sconfitta europea della storia del club, non c'era margine per un'altra partenza così.

Chi decide e chi risponde

La catena delle decisioni al Napoli è corta. C'è il presidente, Aurelio De Laurentiis, c'è il direttore sportivo, Giovanni Manna, e c'è l'allenatore. Chi costruisce la rosa risponde della rosa: domani al Dragão gli indisponibili sono dieci e non c'è nemmeno un terzino di ruolo, perché Di Lorenzo, Olivera, Spinazzola e Favasuli sono tutti fuori. Chi allena risponde delle scelte: a Torino il Napoli ha avuto il 51% del possesso e ha tirato una sola volta nello specchio, contro i 18 tiri della Juventus, e la partita è crollata fra il gol di Alajbegovic al 70' e quello di Boga all'87'.

Poi c'è la domanda che al bar si fanno in tanti. Allegri ha un contratto fino al 30 giugno 2029, un triennale da 6 milioni netti senza clausole, e dopo Torino il presidente gli ha telefonato. La nostra impressione è che un allenatore con un ingaggio più leggero, un nome meno pesante e meno copertura alle spalle oggi sarebbe molto più in bilico. Non è un'accusa a Allegri. È una constatazione su come il club sta gestendo questo momento: protegge le scelte fatte invece di discuterle.

Intanto il presidente resta a Ginevra. Ha saltato Torino, salterà Porto e alla squadra ha mandato tre parole: «Credo in voi». Dopo il 2-0 dell'Allianz Stadium non abbiamo una sola frase di chi doveva spiegare la partita. Una piazza che ha vinto due scudetti in tre stagioni non chiede atti di fede, chiede risposte.

Domani alle 21 c'è Porto-Napoli all'Estádio do Dragão, in Champions, con una squadra contata. Domenica alle 12:30 al Maradona arriva la Lazio capolista, e in panchina torna Allegri. Per sapere se qualcuno ha preso sul serio quello che è successo a Torino non bisogna aspettare tanto.

Fonte: CalcioNapoli24

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