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I senatori avevano promesso fame ad Allegri: il Napoli è ancora a digiuno, nono a 7 punti

La società ha rinunciato a rinforzare la squadra perché lo spogliatoio garantiva fame e voglia di ripartire. Cinque giornate dopo, nono posto e un pareggio a Firenze dicono che quella fame ancora non si vede.

I senatori avevano promesso fame ad Allegri: il Napoli è ancora a digiuno, nono a 7 punti
I senatori avevano promesso fame ad Allegri: il Napoli è ancora a digiuno, nono a 7 punti — Grafica Arena Napoli

Nono posto, 7 punti in 5 giornate, due vittorie, un pareggio e due sconfitte: il Napoli di Allegri non decolla, e ieri a Firenze il pareggio contro la Fiorentina ha mostrato di nuovo lo stesso film. Possesso alto, occasioni create, e la sensazione che manchi qualcosa di preciso per portare a casa i punti. La domanda che gira in questi giorni è semplice e scomoda: dov'è finita la fame?

In estate la scelta della società è stata di non stravolgere la rosa. Aurelio De Laurentiis e i dirigenti avevano spiegato che agli azzurri non servivano rinforzi: «L'organico è forte e completo così». Il mercato si è chiuso comunque con un saldo negativo di circa 47,5 milioni di euro: dentro Badiashile dal Chelsea e Lucca dall'Udinese, fuori Kvaratskhelia, partito per il Paris Saint-Germain. Non è stata immobilità, ma nemmeno l'intervento che una piazza abituata a stare davanti si aspettava dopo un secondo posto.

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A tenere in piedi quella scelta erano state anche le rassicurazioni arrivate dallo spogliatoio: i senatori avevano garantito di volersi lasciare alle spalle lo stress di un biennio dispendioso e di essere pronti a ripartire con la stessa fame di vittorie di sempre. Cinque giornate dopo, quella promessa resta tale. La squadra produce gioco, non lo trasforma in risultati.

Il termine che si usa per raccontare questo momento, il veleno, non è casuale: è lo stesso con cui Antonio Conte a maggio aveva liquidato il suo secondo posto, lasciando la panchina e accusando un ambiente pieno di zizzania e di «falliti» che spargevano veleno. Con Allegri il problema sembra rovesciato: non c'è troppo veleno, manca proprio la cattiveria che quella tensione, tolta di mezzo, avrebbe dovuto lasciare spazio a una fame più sana.

Contro la Fiorentina il copione lo ha confermato. Gilmour ha sbloccato il risultato al 23', il Napoli ha girato palla a lungo nella ripresa, ma le occasioni sprecate hanno lasciato campo al pareggio di Jiménez al 51'. Allegri, nel dopopartita, non ha usato giri di parole: ha chiesto più rabbia in attacco, perché il possesso da solo non basta se le conclusioni non diventano gol.

Qui la responsabilità va divisa con chiarezza. La società ha scelto di fidarsi della parola dei suoi giocatori più esperti invece di rinforzare una squadra reduce da un secondo posto e da un'eliminazione europea pesante; i senatori, dal canto loro, non hanno ancora onorato quella parola sul campo. Restano diciannove giorni prima di Napoli-Frosinone, il 10 ottobre al Maradona: il tempo per trasformare le promesse dell'estate in qualcosa che si veda in classifica, prima che la nona posizione smetta di essere un incidente di percorso e diventi un giudizio.

Fonte: AreaNapoli

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