Brighi: «Fin qui nessuno ha giocato meglio della Roma». E su Pisilli, che ha allenato in Under 21, scomoda Perrotta
L'ex centrocampista giallorosso vede una Roma da corsa fino alla fine e indica in Pisilli e de Roon la coppia da cui ripartire senza Koné. Su Pellegrini dice che la scelta sul mercato tocca a Gasperini.

Matteo Brighi conosce Pisilli da vicino: lo ha allenato in Under 21 nel biennio scorso. Alla vigilia di Napoli-Roma, l'ex centrocampista giallorosso gli fa un augurio che pesa: «Gli auguro di avvicinarsi più a Perrotta che a me, anche per il percorso in azzurro». Lo dice ridendo, ma il paragone è serio. E arriva da uno che quella mediana l'ha vissuta da dentro.
Brighi in giallorosso ha giocato 140 partite e segnato 13 gol. È arrivato nell'estate del 2007, dopo tre anni in prestito al Chievo. Con Spalletti si è conquistato il posto in un reparto con De Rossi, Pizarro e Perrotta. Nella prima stagione sono arrivate Coppa Italia e Supercoppa Italiana. Nel 2008-09 ha segnato tre gol in Champions, fra cui una doppietta al Cluj. Con Ranieri, nel 2009-10, ha sfiorato lo scudetto contro l'Inter del Triplete. Quando parla di centrocampo, sa di cosa parla.
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Sulla domanda che tutti si fanno, cioè se questa Roma possa lottare per lo scudetto, risponde così: «Finora è stata la squadra più continua ed è quella che gioca il miglior calcio. L'Inter è forte ma ha avuto qualche alto e bassi in partita, la squadra di Gasp invece non li ha almeno in campionato. Gli infortuni e la condizione saranno decisivi, di sicuro darà fastidio fino alla fine. Ne sono certo». I numeri della continuità sono questi: terzi con 17 punti dopo 7 giornate, 5 vittorie e 2 pareggi, 16 gol fatti e 3 subiti, la difesa meno battuta dei cinque grandi campionati.
Però quell'«almeno in campionato» lo aggiunge lui stesso, e non è un dettaglio. In Champions c'è stato il 3-4 con il Real Madrid, e in Serie A i pareggi con Inter e Como valgono i due punti che ci separano dalla vetta. Non vinciamo lo scudetto dal 2001, e dopo sette giornate preferiamo non pronunciare quella parola. La parte del discorso di Brighi che ci convince di più è la seconda: gli infortuni e la condizione. È proprio lì che questa stagione si sta già giocando.
Il centrocampo del Maradona
Domani Koné non ci sarà, mentre Cristante è rientrato in gruppo con il ginocchio fasciato ma non gioca dal 19 settembre. Brighi non si preoccupa: «Koné e Cristante sono due pilastri del gioco di Gasperini, ma l'altra coppia ha dimostrato di aver fatto benissimo. Il segreto di questa squadra è la coesione, tutti sanno cosa devono fare. De Roon conosce bene Gasp e Pisilli sta crescendo tantissimo». Per Pisilli parla il martedì allo Slovan: gol al 52' e prima volta con la fascia di capitano.
Brighi lo immagina anche più avanti: «Parliamo di un centrocampista moderno che può far tutto. Si sta dimostrando utile in tutte le zone. Parliamo di una garanzia e Gasperini ci punta tanto». Senza Dybala e Pellegrini, sulla trequarti sono attesi Mora e Soulé, e Pisilli è l'alternativa. Ma qui sta il problema: ogni volta che Pisilli sale, accanto a de Roon resta un vuoto. Una coperta così corta è una scelta di chi ha costruito la rosa, non una sfortuna.
Brighi non gira intorno nemmeno al caso Pellegrini, fuori almeno tre mesi con rientro nel 2027: «Mi spiace molto per Pellegrini. Purtroppo con tante partite serve una rosa ampia. Gasperini sa navigare sia in abbondanza che in momenti difficili. La valutazione spetta solo al tecnico, se pensa che servano altri giocatori allora giusto tornare sul mercato». Tony D'Amico ha già promesso «un ulteriore step» per la sessione che si apre il 2 gennaio. Fino ad allora, chi c'è deve bastare.
Si comincia domani alle 18 al Maradona, contro il Napoli di Allegri, nono con 10 punti, che ha De Bruyne in regia. La Lazio giocherà dopo, sapendo già com'è finita. È lì che si misura la continuità di cui parla Brighi.
Fonte: ForzaRoma




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