Gasperini cambia tutta la difesa titolare con l'Inter: il tabù dei tre centrali non esiste più
Nel 2-2 di sabato scorso il tecnico giallorosso ha tolto dal campo tutti e tre i difensori centrali di partenza senza toccare l'attacco per novanta minuti. Chivu, dall'altra parte, ha rotto un altro dogma: due cambi un istante prima di un angolo per la Roma.

Sabato 19 settembre, nel 2-2 dell'Olimpico, è successa una cosa che fino a qualche anno fa nessun allenatore avrebbe firmato: Gasperini ha sostituito tutti e tre i difensori centrali titolari della Roma. Con loro sono usciti anche un centrocampista e un esterno. L'attacco, invece, è rimasto lo stesso dal primo all'ultimo minuto. Uno dei tre centrali, Balerdi, è uscito per crampi nella ripresa: un dato fisico che da solo giustificherebbe un cambio, ma non tre.
Dall'altra panchina Chivu ha fatto scelte altrettanto fuori dagli schemi: un centrale, un mediano e un quinto sostituiti, con i due cambi offensivi rinviati addirittura al 91'. E ha infranto un dogma ancora più radicato: quello che vieta di cambiare nell'istante prima di un calcio d'angolo a sfavore. L'Inter lo ha fatto un attimo prima di un corner della Roma, roba che qualche stagione fa sarebbe finita in prima pagina come un azzardo, non come una scelta tattica.
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Il contesto che ha reso possibile tutto questo non è un caso isolato ma un pacchetto di regole che ha cambiato la grammatica del calcio: le cinque sostituzioni, il limite dei cinque secondi sulle rimesse laterali, la possibilità di rinviare dal fondo dentro l'area. Regole già in vigore da anni, ma che solo ora, con calendari compressi come quello di questa Roma, diventano strumenti da usare fino in fondo e non semplici opzioni.
Colpisce soprattutto la parabola di Gasperini, perché il suo non è un endorsement convinto della novità. Prima di una partita contro il Milan aveva detto: «Per quanto non mi piacciano le cinque soluzioni, io le uso sempre tutte. Le squadre non calano più, con tutti questi cambi oggi sembra basket. Prima le partite erano anche più belle, ma le regole sono queste e uso tutti gli slot». Un allenatore che dichiara di non amare uno strumento e poi lo usa sistematicamente fino a stravolgere in corsa un'intera linea difensiva: non è conversione, è pragmatismo puro.
Ed è qui che vale la pena fermarsi un attimo, prima di intitolarla come rivoluzione tattica. La Roma è tornata in Champions League dopo sette stagioni di assenza e da qui al 25 novembre affronterà undici partite in quarantacinque giorni. In un calendario così, cambiare tre centrali in una sera non è solo apertura mentale: è anche l'unico modo per arrivare vivi a certi appuntamenti. Chiamarla scelta di modernità rischia di raccontare come filosofia quello che in parte è necessità imposta dagli impegni.
Resta il fatto tattico in sé, che con l'Inter appaiata in vetta a 13 punti non è un dettaglio da poco: una Roma capace di rivoluzionare tre quinti della difesa senza perdere l'equilibrio che le ha permesso di restare imbattuta è una Roma che ha più margine di manovra di quanta gliene si riconoscesse a inizio stagione. Vedremo se lo stesso coraggio tornerà l'11 ottobre a Como, la prima uscita dopo la sosta e il primo vero banco di prova per capire se la gestione dei cambi diventa un'abitudine o è rimasta un episodio legato a una sera precisa.
Fonte: RomaNews




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