Latina 2022 e Bari 2026: allora una squadra pensata per tempo, oggi un allenatore scelto a luglio dopo il no di Castori
L'ultima volta che siamo usciti dalla Serie C, Antenucci segnò al 23' a Latina e la promozione arrivò con tre giornate d'anticipo. Quattro anni dopo il Bari è secondo a -5 dal Potenza, e il confronto con quella squadra non regge.

Antenucci al 23', a Latina, con tre giornate d'anticipo: così, nel 2022, il Bari è uscito l'ultima volta dalla Serie C. Era la risalita in B quattro anni dopo il fallimento. Quella squadra chiuse a 71 punti, dieci più del Catanzaro. Oggi, alla dodicesima giornata, ne abbiamo 21, siamo secondi a cinque punti dal Potenza e alle 14:30 al San Nicola arriva la Scafatese, neopromossa, ottava a 17. Rimettere le due stagioni una accanto all'altra non serve alla nostalgia. Serve a capire cosa manca.
Il Bari del 2022 era stato pensato per tempo. L'ex direttore sportivo Ciro Polito e Mignani avevano messo in campo giocatori come Cheddira e D'Errico, e il simbolo era Antenucci: 37 anni e 17 gol al momento della promozione. Era arrivata dopo due stagioni chiuse con i playoff persi nonostante il budget alto. Per noi il motivo di quella vittoria è uno solo: la squadra rimase coerente con sé stessa dall'inizio alla fine.
Una panchina arrivata a ritiro già fissato
Il Bari di oggi è nato in un altro modo. A giugno il club ha cambiato direttore e ha affidato il rilancio all'esperienza di Pierpaolo Marino. La panchina invece è arrivata tardi. All'inizio di luglio il ritiro era già in calendario e l'allenatore non c'era ancora. Dopo il no di Castori la scelta è caduta su Massimo Rastelli, con un contratto fino a giugno 2027 e un'opzione di rinnovo in caso di promozione in B. Chi ha costruito questa stagione deve rispondere anche di questo. Una squadra che parte senza sapere chi la allenerà non può pretendere di avere un'identità a fine ottobre, e infatti non ce l'ha.
Il mercato ha portato Gómez dal Crotone e Butić dalla Casertana. Gómez finora ha deluso: in maglia biancorossa ha segnato un solo gol, e a Potenza ha sbagliato a porta vuota. A reggere sono soprattutto Maggiore, che con Butić è a quota 4 gol in campionato, e il capitano Mantovani. Il resto della rosa resta un insieme che non si riesce a decifrare, almeno se lo misuriamo con le ambizioni di vertice. In attacco gli esterni Tribuzzi e Della Morte sono ancora a zero, e nelle ultime tre gare ufficiali abbiamo segnato due gol.
Poi c'è il clima, che nel 2022 non ci serve come termine di paragone: basta guardare questo. A maggio i tifosi contestavano la proprietà. Nei mesi successivi è arrivata la vicenda giudiziaria, che ha ancora aperto un fascicolo per presunta falsità in bilancio sul caso Caprile. Con il Giugliano al San Nicola c'erano 2.317 spettatori, il minimo stagionale. Il giorno prima di questa partita l'allenatore ha risposto alle critiche con un «Non leggo». Il contesto è questo, e non lo ha creato la squadra da sola.
La domanda che ci portiamo dietro non è se questo Bari possa ancora vincere il girone: i punti di distanza sono cinque e la classifica lo permette. La domanda è se questo gruppo sia stato messo nelle condizioni di diventare quello che era la squadra di Latina, cioè una squadra che sa cosa vuole fare dalla prima giornata. Undici giornate dopo, la risposta onesta è no.
Mignani intanto ha già ritrovato una panchina in Serie B, al Catanzaro, la squadra che nel 2022 finì dieci punti dietro di noi. A Rastelli oggi la Scafatese chiede una cosa sola: battere una neopromossa al San Nicola senza far rimpiangere a nessuno un'altra epoca. Il 14 novembre c'è il derby col Foggia.
Fonte: TuttoBari




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