Potenza-Bari, il pallone l'avevamo noi, le occasioni le hanno avute loro
Più possesso, meno tiri e due gol presi in dodici minuti nel primo tempo: l'uscita dalla Coppa Italia Serie C racconta una squadra che tiene palla senza fare male.

Il numero che spiega Potenza-Bari è il 53. È la percentuale di possesso del Bari al Viviani, e non va letta come un merito. Con la palla più a lungo degli avversari abbiamo tirato 6 volte contro le loro 10, 4 volte nello specchio contro 6, e abbiamo battuto 3 corner contro 6. Tenere il pallone senza arrivare in porta non vuol dire comandare la partita: vuol dire farlo girare mentre l'altra squadra decide quando colpire. E il Potenza ha colpito.
La partita si è decisa nel primo tempo, fra il 23' e il 35'. Prima Franzolini, poi Antonino De: due gol in dodici minuti, e una squadra che dopo il primo non ha avuto la forza di rimettere in piedi la gara prima di prendere il secondo. È qui che sta il problema più serio. Il Bari non ha subito una serata da assedio: ha subito due colpi ravvicinati in una fase in cui la palla ce l'aveva spesso, e in quel quarto d'ora non ha saputo né proteggersi né reagire.
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Nella ripresa Massimo Rastelli ha usato tutti e cinque i cambi, il primo in avvio di secondo tempo e l'ultimo al 73'. Il risultato di tutto quel movimento è un gol solo, che ha accorciato ma non ha cambiato la partita. Quando cambi mezza squadra e la differenza resta quella, la domanda non riguarda chi è entrato. Riguarda l'idea con cui il Bari scende in campo: tanto controllo, poca profondità, pochi palloni giocabili in area. È la stessa critica che la piazza muove da settimane, e a Potenza ha trovato altri argomenti.
Per questo la frase di Rastelli a fine partita, «Abbiamo giocato benissimo», non regge il confronto con quello che si è visto. Una squadra che gioca benissimo non tira quattro volte meno dell'avversario a parità di minuti. Il centrocampo è il reparto su cui pesa di più questa partita: fa girare il pallone ma non lo porta dove serve, e se chi allena considera buona una prestazione così, il guaio è più profondo della singola sconfitta. Perdere a Potenza, per una piazza come Bari, non è un incidente di percorso, nemmeno in coppa.
Che cosa si è perso lo sappiamo: chi passava avrebbe ospitato al San Nicola la vincente di Savoia-Sorrento. Adesso quella partita la giocheranno altri, e il Bari ha davanti soltanto il campionato. Sabato 31 ottobre alle 14:30 al San Nicola arriva la Scafatese, a quattro giorni da una serata che ha lasciato più dubbi che risposte. Il turnover e la coppa non bastano come spiegazione: a Bari-Scafatese servirà una squadra che il pallone sappia anche usarlo, non solo tenerlo.




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