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Ingrosso: «I DeLa non venderanno in C». E per gennaio vuole giocatori che conoscono la categoria, non grandi nomi

Per l'ex terzino la proprietà se ne andrà soltanto dopo la promozione. Dice anche che a gennaio qualcosa va comprato e che contro il Bari ogni avversario gioca la partita della vita, come succedeva con la Juve in Serie B.

Ingrosso: «I DeLa non venderanno in C». E per gennaio vuole giocatori che conoscono la categoria, non grandi nomi
Ingrosso: «I DeLa non venderanno in C». E per gennaio vuole giocatori che conoscono la categoria, non grandi nomi — Grafica Arena Bari

«I DeLa non venderanno in C: la vedo dura che accettino offerte al ribasso. Vorrebbero (e dovrebbero) fare il salto di categoria e cedere la squadra». Giuseppe Ingrosso, 74 presenze con il Bari tra il 2004 e il 2008, lo dice senza giri di parole. Su Rastelli aveva già chiesto pazienza. Questa volta parla della società e del mercato di gennaio, e le sue risposte pesano più di un parere sulla panchina.

Ricordiamo dove siamo arrivati. Il 30 settembre il sindaco Leccese ha nominato il Comitato di Garanzia. Il 18 ottobre Sassanelli ha detto che «I De Laurentiis non hanno intenzione di rimanere a Bari». Il 22 ottobre la società ha consegnato i documenti contabili. Un acquirente non c'è e una data nemmeno. Intanto il ministro Abodi ha fissato al 2028 la fine della multiproprietà. La lettura di Ingrosso fa male perché è logica: un club in C vale meno di uno in B, e chi vende vuole incassare il più possibile. Tradotto, il futuro della società dipende dal campo, cioè da una squadra seconda a cinque punti dal Potenza e senza vittorie da tre gare ufficiali. La domanda che ci portiamo dietro è un'altra: e se la B non arriva?

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«Il nome è una penalità»

Per Ingrosso il Bari ha tutto per salire, «ma non è facile con questa aria». E spiega: «Per tutte le squadre in C, giocare contro il Bari è un pregio: sono finali, ogni domenica è una festa in cui far vedere il proprio valore. Come quando c'era la Juve in B: si aspettava solo quella partita, una possibilità unica». È vero, ma è anche la condizione di partenza di chi scende in C con il nostro nome. Non può diventare la spiegazione del 3-0 di Barletta, del 2-1 di Sorrento o della mezz'ora di Potenza. Una rosa costruita per vincere il girone deve saper reggere proprio questo. Domani arriva la Scafatese, neopromossa, tornata tra i professionisti dopo 16 anni, ottava a 17 punti. Ingrosso avverte: «In tanti seguono il Bari: non è una squadretta, e quindi serve stare attenti alla loro voglia di dimostrare».

Sul mercato pone una condizione precisa: «Se il Bari sarà secondo, a cinque punti o meno dal primo posto, e vuole fare il salto, perché no? Credo che qualche cosa andrebbe fatta». Oggi siamo esattamente in quella situazione. La sessione riapre il 2 gennaio e chiude il 2 febbraio alle 20. Ingrosso dice che il mercato di riparazione serve a inserire «qualcosa che non si è aggiunto in estate». È un modo gentile per dire che la rosa di Pierpaolo Marino e Antonio Minadeo ha dei buchi. I numeri li indicano: 14 gol in 11 giornate contro i 28 del Potenza, una sola rete arrivata dagli esterni offensivi. Sul profilo da cercare siamo d'accordo con lui: «Andrebbero presi nomi che conoscano la C, non volti di B che scendono solo per dare il grande nome alla piazza».

Ingrosso si aspettava un duello tra gemellate: «Pensavo in una lotta tra Salerno e Bari». Secondo lui oggi i numeri sono simili, ma la classifica dice altro: la Salernitana ha 14 punti, sette meno di noi, anche se il 4 ottobre ci ha battuti 2-1. Ha ragione invece quando dice che i biancorossi «spesso hanno vinto di misura»: due dei nostri sei successi in campionato sono finiti 1-0. È il segno di una squadra che raramente chiude le partite.

Domani alle 14:30 al San Nicola c'è la Scafatese. Se la vendita passa davvero dalla promozione, contro chi viene a giocarsi la sua finale non possiamo permetterci di sbagliare.

Fonte: TuttoBari

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