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Undici assenti contro un fortino imbattuto da 17 gare europee: ad Alkmaar la Juve si gioca la strada per gli ottavi

Stasera alle 21 all'AFAS Stadion i bianconeri arrivano con 7 punti in tre gare di Europa League e mezza squadra ferma. L'AZ in casa, nelle coppe, non perde da 17 partite consecutive.

Lo stadio Allianz Stadium di Torino
Lo stadio Allianz Stadium — Foto: archistadia.it

Undici. Tanti sono i giocatori che stasera Spalletti non avrà all'AFAS Stadion, fra infortunati e chi è fuori dalla lista Uefa come Zhegrova. L'ultimo nome si è aggiunto ieri: McKennie, rimasto a Torino per un affaticamento muscolare. Davanti c'è un AZ che nelle coppe europee, in casa, non perde da 17 partite di fila. Per la Juventus è il quarto turno di Europa League, e la qualificazione diretta agli ottavi passa anche da qui.

I 7 punti raccolti finora pesano: 5-0 al NEC, 2-1 al Celta, poi il 2-2 con il Rennes allo Stadium, con i gol di Dia e di Woltemade su rigore. Rispetto alla vigilia del Napoli, quando ogni partita sembrava un processo, l'urgenza è più bassa. Questo però non vuol dire che la serata sia leggera. Con questa rosa, ogni partita è un esame, e quella di stasera si gioca su un campo dove in Europa non vince nessuno da diciassette gare.

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Una squadra contata

L'elenco degli assenti mette insieme pezzi pesanti: il capitano Locatelli, operato al menisco esterno e fuori per 5-6 mesi; Yıldız, in riabilitazione dopo la frattura al metatarso; Conceição, che deve scontare tre giornate di squalifica Uefa; McKennie; Zhegrova, che nella lista europea non c'è. Spalletti l'aveva detto senza girarci intorno, «siamo in 13», e ad Alkmaar si vede. L'unico vero dubbio di formazione riguarda i due che hanno deciso la partita col Napoli, Alajbegović e Boga. Più che un ballottaggio, è la conferma di quanto sia corta la coperta.

Ed è qui che va fatta la domanda scomoda. Undici assenti a inizio novembre non sono solo sfortuna. Alcuni sono infortuni, altri sono scelte: un giocatore come Zhegrova escluso dalla lista Uefa è una decisione presa in estate da chi ha costruito la rosa, e stasera se ne paga il conto. A Spalletti si chiede di gestire l'emergenza. Chi sta sopra di lui deve spiegare perché siamo arrivati qui con così poca profondità.

Il quadro societario rende l'Europa League tutt'altro che un torneo di consolazione. All'assemblea Carnevali ha detto ai piccoli azionisti che si vuole «tornare a vincere, sapendo che non tutto si può ottenere subito», lasciando quasi sottinteso che i conti del club non possono fare a meno della prossima Champions. Vincere questa coppa vuol dire entrarci direttamente. In campionato il quarto posto oggi è a sei punti. Se la Juve vuole la Champions, l'Europa League va presa sul serio fin da una trasferta di novembre in Olanda.

Sullo sfondo resta il clima intorno all'allenatore. La fiducia del club c'è, e Spalletti ha usato parole che nello spogliatoio pesano: «Giocatori abituati a vedere allenatori cacciati». Stasera tocca ai giocatori dimostrare che quella frase è il passato. In campo ci saranno anche Teun Koopmeiners contro il fratello Peer e Woltemade, che ha segnato in tutte e tre le gare europee e cerca il quarto gol di fila.

Fra tre giorni, domenica sera, si va al Franchi contro la Fiorentina, ultima partita prima della sosta, con le stesse assenze e una notte di viaggio in più nelle gambe. Ad Alkmaar si capirà quanto può reggere una squadra ridotta a tredici uomini.

Fonte: il Giornale

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