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Kolo Muani largo, Woltemade al centro, Alajbegović dall'altra parte: il 3-4-3 di Spalletti cerca la conferma a Firenze

Col Napoli e ad Alkmaar la Juve ha attaccato con un centravanti di riferimento e due uomini nei mezzi spazi, e ha segnato quattro gol in due partite. Il campione è ancora piccolo. Domenica al Franchi arriva la terza prova, l'ultima prima della sosta.

Spalletti
Spalletti — Foto: 94018.it

Kolo Muani a destra, Alajbegović a sinistra, Woltemade in mezzo come riferimento libero di svariare. Ad Alkmaar la Juve ha vinto 1-2 con questo assetto, e le due azioni dei gol sono partite dallo stesso uomo e dalla stessa fascia. Prima l'assist di Kolo Muani per Koopmeiners al 19', poi il suo gol al 37', servito da Woltemade. Il francese, che in Serie A ha segnato una sola volta ed è costato 50 milioni, è sembrato un altro giocatore. Non deve più reggere l'attacco da solo e può fare quello che gli riesce meglio: partire in profondità e attaccare lo spazio.

L'idea non arriva dal nulla. Prima della trasferta di Genova Luciano Spalletti aveva parlato di una «piccola rotazione» e di una «soluzione un po' pensata anche per andare nel futuro». A Lecce, nel 2-0 firmato da McKennie e Douglas Luiz, se n'era vista una prima versione: «A sinistra attaccava Kolo, a destra McKennie e in mezzo c'era Woltemade», ha ricordato lui stesso. Di Kolo Muani aveva detto che può «stare in questo mezzo spazio né troppo dentro, né troppo fuori», aggiungendo che «pure Alajbegovic fa parte di questi calciatori».

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Dal 3-5-2 al 3-4-2-1, senza buttare via niente

Il 3-5-2 era arrivato dopo lo 0-3 con la Lazio. Serviva «trovare una quadratura di squadra, così da non prendere le ripartenze che prendevamo prima». Spalletti però ha sempre tenuto aperta una porta: non si può «dimenticare la composizione della nostra rosa» né «penalizzare quelli che hanno caratteristiche diverse». Sono gli esterni, sei in tutto, anche se oggi Yıldız, González e Conceição sono fermi. Nel secondo tempo col Napoli, uscito Kolo Muani ed entrato Zhegrova, si è visto un 3-4-2-1 più classico, con il bosniaco e il kosovaro alle spalle di Woltemade. Il primo dei due gol, quello di Alajbegović al 70', è nato da un'iniziativa di Zhegrova.

Fin qui i fatti. Ora la nostra lettura, che non è tutta rosa. Quattro gol in due partite con lo stesso disegno sono un segnale, non ancora una prova. Woltemade ha tre gol in Europa League e nessuno in campionato. Kolo Muani si è sbloccato in Olanda, non in Serie A. Ad Alkmaar la Juve ha tirato nove volte, solo due nello specchio, mentre l'AZ ha tirato 18 volte. Un attacco che finalizza tutto quello che crea va benissimo per una notte. Su una stagione intera, contarci è un'altra storia.

C'è poi la parte che riguarda la società. Questo assetto è descritto come il punto di partenza in attesa del «vero» nove, da cercare a gennaio, quando il mercato riaprirà sabato 2. Ma all'assemblea Giovanni Carnevali ha frenato: a gennaio, con i vincoli del settlement agreement Uefa, niente di «straordinario». Chi oggi si costruisce un'idea di attacco in attesa del grande centravanti farebbe bene a ricordarsi di quella frase. Se questo è il tridente, va fatto funzionare con quello che c'è.

Il calendario non concede margini. Domenica alle 20:45 al Franchi c'è Fiorentina-Juventus, l'ultima partita prima della sosta. Siamo settimi con 17 punti, a sei dal Como quarto, con un'infermeria che resta lunga e McKennie ancora da valutare. In Olanda l'assetto ha funzionato con poche occasioni. A Firenze deve dimostrare di saperne creare di più.

Il video ufficiale

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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