Da 16 gol tutti in area a due tocchi a partita: Højlund si cerca ancora
Le zone di campo raccontano un centravanti che sta lontano dai sedici metri: nelle prime gare stagionali Højlund tocca il pallone in area meno che a centrocampo, un anno dopo i 16 gol segnati tutti dal cuore dell'area.

La heatmap complessiva delle gare giocate finora dice una cosa scomoda: la zona di campo in cui Højlund staziona di più non è l'area avversaria, ma i pressi del cerchio di centrocampo. Per un centravanti è un paradosso, e i numeri lo confermano senza sconti — contro il Genoa all'esordio in campionato e poi contro l'Inter a San Siro, il danese ha toccato il pallone soltanto due volte dentro l'area in tutta la partita.
A Milano il gol che ha comunque segnato è arrivato da fuori, con un tiro dalla distanza: la stessa zona e la stessa distanza da cui era nato anche il gol al Como, nella sconfitta interna per 1-2. Proprio contro la squadra di Fabregas, però, Højlund aveva fatto qualcosa in più nel gioco: tre tocchi complessivi in area nei minuti giocati, il suo numero meno negativo tra le uscite finora deludenti.
Leggi anche Vieri incorona il Napoli: «Seconda forza del campionato, dietro solo l'Inter»
Gli estremi raccontano il resto. Il dato peggiore è arrivato in Champions League contro l'Arsenal, il ko interno deciso dal gol di Ødegaard al 75': un solo pallone toccato nell'area dei Gunners in tutta la gara. Il migliore, invece, contro il Bologna: la partita fin qui meglio interpretata dalla squadra di Allegri, l'1-0 firmato Lobotka su assist di Favasuli all'esordio in Serie A, è anche quella in cui Højlund ha messo insieme più tocchi nei sedici metri avversari.
Il confronto con un anno fa pesa. Nella sua prima stagione al Napoli i gol erano stati 16, e tutti — di destro, di sinistro, di testa — nati dal cuore dell'area: i movimenti da area piccola che si porta dietro da Old Trafford. Il ritorno dalla nazionale, dove il danese è impegnato con la Danimarca in Nations League, riparte da qui: ritrovare l'essenza del centravanti vero, stare in area di più e soprattutto meglio.
Non è un compito che Højlund può risolvere da solo. Lo scorso anno le sue spalle preferite erano compagni come McTominay, Alisson Santos e Neres, tutti rientrati o attesi al rientro a Castel Volturno dopo la sosta: se il servizio in area torna a essere quello di dodici mesi fa, anche i tocchi di Højlund nei sedici metri dovrebbero aumentare da soli.
Resta la domanda di fondo, in una squadra nona a 7 punti dopo cinque giornate: quanto di questo allontanamento dall'area è responsabilità del centravanti e quanto invece racconta un Napoli che fatica a costruire trame pulite fino al limite. Il campionato si ferma per la sosta, ma il conto tornerà puntuale il 10 ottobre, quando il Napoli-Frosinone al Maradona dirà se Højlund ha ritrovato la sua area o continua a cercarla da lontano.
Fonte: Il Mattino Napoli




La parola alla Curva
Nessuno ha ancora parlatoPer commentare entra nella Curva — gratis, senza password.