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Champions, 4 punti dopo 4 partite: per restare in corsa ne servono altri sei o sette, e il primo esame è a Parigi

La Roma è a metà della League Phase con una vittoria, un pareggio e due sconfitte. Gasperini ha indicato la soglia in «dieci punti, forse undici». Il calendario mette per prima la trasferta più difficile.

Lo stadio Olimpico di Roma
Lo stadio Olimpico — Foto: Vincenzo.togni · CC BY-SA 4.0

Due volte la Roma è andata avanti di due gol, e due volte è uscita dal campo sconfitta. Col Real Madrid è finita 3-4, a Old Trafford 3-2 per lo United: Soulé all'11', Malen su rigore al 17', poi Fernandes su rigore al 58' e la doppietta di Cunha all'83' e all'86'. Per questo quei quattro punti in quattro partite pesano più di quanto dica il numero. L'unica vittoria è il 4-0 allo Slovan Bratislava, poi c'è l'1-1 col Fenerbahçe. Siamo a metà del cammino e il bilancio è in passivo.

Il conto l'ha fatto lo stesso Gasperini: per passare servono «dieci punti, forse undici». Le ultime due edizioni gli danno ragione. Nel 2024/25 l'ultima squadra entrata fra le prime 24, quindi ai playoff, è stata il Club Brugge con 11 punti. Nel 2025/26 al Benfica di Mourinho ne sono bastati 9. Dalla nostra quota di 4 servono quindi due vittorie per arrivare a 10, e due vittorie più un pareggio per stare tranquilli a 11. Con meno di così si resta appesi ai risultati degli altri.

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La strada degli ottavi diretti è già quasi chiusa

Il discorso cambia se si guarda alle prime otto, quelle che vanno direttamente agli ottavi. Nelle ultime due stagioni ci sono voluti 16 punti, e per arrivarci dovremmo vincerle tutte e quattro. Il problema è che la prima delle quattro è al Parco dei Principi contro il PSG, campione d'Europa. Se a Parigi non facciamo punti, il massimo possibile scende a 13 e degli ottavi diretti non si parla più. Diciamolo chiaro: l'obiettivo vero sono i playoff. E per prenderli non possiamo permetterci un altro passo falso dopo Parigi.

Dopo il PSG arrivano Sporting, AEK e Lilla. Due di queste tre partite si giocano all'Olimpico, e quella con lo Sporting è fissata per l'8 dicembre. È lì che vanno trovati i sei o sette punti che mancano. Non lo diciamo perché le avversarie siano facili, lo diciamo perché i conti non lasciano altre strade. Ripetere che si passerà col fattore campo non basta: quei punti vanno conquistati, e a questa squadra ultimamente non è bastato nemmeno un doppio vantaggio per conquistarli.

Il vero problema di questa Champions, almeno finora, non sono gli avversari. È la nostra incapacità di chiudere le partite. Col Real e con lo United la Roma ha fatto la partita che voleva per un tempo e l'ha restituita nella ripresa. A Manchester Soulé ha preso anche un legno al 45', l'occasione per chiuderla prima dell'intervallo. Ora tocca a Gasperini, perché chi allena risponde anche della gestione di una partita già indirizzata. Con Svilar, Koné, Dybala e Pellegrini fuori la coperta era corta, nessuno lo nega. Ma gli assenti non spiegano tre gol presi fra il 58' e l'86'.

Al bar la domanda che gira è una sola: quei punti persi da 2-0 li rimpiangeremo a fine gennaio? Lo sapremo solo dopo le ultime quattro partite, ma intanto il margine per sbagliare è finito. Prima di Parigi c'è il campionato: sabato alle 20:45 arriva il Sassuolo all'Olimpico. La squadra rientra da Manchester oggi con Rensch da valutare, e Koné e Dybala potrebbero tornare a disposizione.

Fonte: ForzaRoma

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