Lazio e Inter a 25, la Roma a uno: cosa dice la classifica dopo Udine
Terzi a un punto dalla vetta, con tre punti sul Milan e quattro sul Como. Imbattuti dopo dieci giornate, ma la Lazio ha una partita in meno.

Il dato da cui partire è in cima, non sotto. La Lazio è prima con 25 punti e nove partite giocate, l'Inter ne ha 25 ma dopo dieci gare, e la Roma è lì a un punto, a 24. Vuol dire che la Lazio, davanti di un punto, ha anche una partita da recuperare. Non lo diciamo per fare i conti in tasca a nessuno: quella del derby è una corsa che vale in sé, e trovarsela davanti a novembre è un fatto da guardare in faccia senza drammi e senza sfottò. Il nostro lo abbiamo fatto: sette vittorie, tre pareggi, nessuna sconfitta.
Dietro, il margine c'è e si misura. Il Milan è quarto a 21, tre punti sotto di noi con lo stesso numero di partite. Il Como è quinto a 20 con una gara in meno, quindi i punti di vantaggio sono quattro ma vanno pesati. Poi il Frosinone a 17, sempre con nove partite. Napoli e Juventus sono ferme a 14 dopo nove giornate, il Bologna a 14 dopo dieci, e l'Atalanta fra le prime dieci non c'è. Sono numeri di inizio stagione e non fanno una gerarchia: dicono soltanto dove siamo adesso.
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Dove siamo, in realtà, lo dice bene la differenza reti: 28 fatti e 10 subiti, cioè +18, la migliore fra le squadre di testa. Che dietro però qualcosa si conceda lo dicono gli stessi numeri: la Lazio ne ha presi 7, il Como 8. E il calendario non lascia fiato. Martedì alle 21 c'è il Manchester United a Old Trafford, in Champions League, senza Svilar, Koné, Dybala e Pellegrini. Poi il campionato riparte con il Sassuolo all'Olimpico, e anche lì Svilar non ci sarà. Con quattro assenze così il turnover non è più una scelta: tocca farlo per forza.
Ed è qui che il dibattito della piazza si fa concreto. L'entusiasmo per Gasperini ha basi vere: una squadra che a Udine ha mandato in gol sette giocatori diversi, da Cristante a Ghilardi al 90', con Pisilli titolare e Mora a segno. Chi chiede rinforzi ha ragione a chiederli, perché la rosa si è già accorciata. Il problema è il calendario del mercato: la sessione è chiusa dal 1° settembre e riapre il 2 gennaio, e fino ad allora Tony D'Amico può tesserare soltanto giocatori svincolati. Fino a gennaio si va avanti con questi, e i ragazzi di casa non sono un ripiego: sono parte della risposta.




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