Longo si prende la colpa, ma il secondo tempo «diverso» non ha segnato
L'allenatore riconosce i meriti del Cerignola e un brutto primo tempo. Le parole sono oneste, ma non tutte reggono alla prova dei minuti giocati al Monterisi.

«Responsabilità mia»: Emilio Longo parte da qui, senza girarci intorno. Poi aggiunge che il Catania deve «trovare continuità e restare in corsa» e che «sul gol è mancata astuzia». Non cerca scuse nell'avversario. Anzi: «Faccio i complimenti all'Audace Cerignola che ha meritato». È la cosa giusta da dire, e va riconosciuto. Una piazza che non sopporta chi minimizza una sconfitta, almeno stavolta, non ha davanti un allenatore che la minimizza.
Il passaggio che pesa di più però è un altro: «Mi aspettavo che l'impatto iniziale sarebbe stato difficile contro un avversario che parte forte». Se l'avvio del Cerignola era previsto, il «brutto primo tempo» che lo stesso Longo ammette non è una sorpresa: è un problema di preparazione. Leggere in anticipo la partita e poi subirla per quarantacinque minuti è proprio la cosa di cui un allenatore deve rispondere. E lui stesso dice che la responsabilità è sua.
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Poi c'è il secondo tempo, che secondo Longo è stato «una partita diversa». I fatti dicono che diverso lo è stato soprattutto per il Cerignola: Boccadamo ha segnato al 56', undici minuti dopo l'intervallo. Da lì il Catania ha cambiato tanto, con due cambi al 61', poi al 70', al 71' e all'80', ma il tabellino a fine partita è rimasto senza gol rossazzurri. Sul gol Longo parla di «astuzia» mancata e del dispiacere per «l'episodio del gol subito, non»: la frase si ferma lì, e noi non aggiungiamo quello che non sappiamo. Resta un fatto: una partita può anche cambiare faccia, ma se non si segna il risultato non cambia.
La «continuità» invocata dall'allenatore è il punto vero. Nelle ultime cinque il Catania ha vinto tre volte e perso due, e le due sconfitte sono arrivate a Potenza e a Cerignola, cioè contro chi oggi gli sta davanti. Il Catania è quinto con 19 punti, a sette dal Potenza capolista. Domenica 8 novembre al Massimino arriva il Sorrento, quarto a quota 20. Questa è la prova più concreta per capire se «restare in corsa» è un obiettivo o soltanto una frase da conferenza stampa: contro le squadre di vertice il Catania deve ancora dimostrare quello che ha dimostrato contro le altre.




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