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Amoruso vede una Juve scollata e cita Bremer: i panni sporchi si lavano in famiglia

Alla vigilia del Napoli, Nicola Amoruso legge il momento bianconero come una questione di carattere e di compattezza, e non vuole un capro espiatorio unico. Sul ritiro dice che oggi servono altre soluzioni.

Lo stadio della Juventus pieno durante una partita
Lo Stadium pieno in un giorno di campionato — Foto: Roberto Gearfil Lombardi · Wikimedia Commons · CC BY-SA 3.0 IT

Stasera alle 20:45 all'Allianz Stadium arriva il Napoli, quattro giorni dopo il 2-0 di Genova. Nicola Amoruso, che di Juve se ne intende, punta il dito su un dettaglio che a Torino conoscono bene: «Il problema della Juventus, in questo momento, è soprattutto caratteriale e di compattezza». Dalla Juve non ci si aspetta un problema di compattezza.

Il passaggio più pesante riguarda le parole uscite dallo spogliatoio. «In alcune dichiarazioni, come quelle di Bremer, ho percepito una squadra un po' scollata», dice Amoruso, e aggiunge: «i panni sporchi si lavano in famiglia, questa è sempre stata una delle grandi forze della Juventus». Bremer è il vicecapitano, è stato multato per lo sfogo dopo lo 0-3 con la Lazio ed è stato lui a portare la fascia col Rennes, con Locatelli fermo per la lesione al menisco. Se l'immagine di una squadra divisa nasce anche da lì, la società ha già dovuto intervenire una volta.

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Sul ritiro alla Continassa, Amoruso non lo rifiuta ma lo ridimensiona. «Tempo fa aveva un significato», spiega: permetteva ai giocatori di stare insieme, cenare, confrontarsi dopo gli allenamenti e affrontare i problemi. Oggi, per lui, «bisogna trovare altre soluzioni». Spalletti ha voluto in ritiro anche Yıldız, Locatelli e Thuram, che stasera non giocano. Il messaggio di unità è chiaro. Ma se il problema è di carattere, come dice Amoruso, dormire nello stesso albergo basta?

Nel confronto con il passato, Amoruso cita Andrea Agnelli: «era uno di noi», frequentava lo spogliatoio e ne conosceva le dinamiche. Su John Elkann invece non ha dubbi: l'amore per la Juventus, dice, è indiscutibile, e il legame di sangue con questi colori pure. La premessa è che Agnelli lo spogliatoio lo viveva, e la frase resta lì, senza bisogno di commento.

Su Spalletti la posizione è netta e vale la pena riportarla. «Le responsabilità vanno divise tra allenatore e giocatori, non vedo un unico capro espiatorio», dice Amoruso, che di tecnici come lui ne conta «pochi in giro». Quando è arrivato, ricorda, ha cambiato il volto della Juventus nel gioco e nella mentalità. Poi, dopo aver mancato l'obiettivo Champions, «abbiamo visto una squadra diversa, sfiduciata».

Noi la vediamo in modo un po' diverso. Dividere le colpe è corretto, ma Spalletti è in carica dal 30 ottobre 2025 e ha la stessa media punti di Thiago Motta. A Genova il Genoa ha lottato e noi no, parole di McKennie, e su questo l'allenatore risponde in prima persona. Se i giocatori hanno una quota di colpa, il lavoro di Spalletti è anche far sì che quel carattere venga fuori.

Alla domanda se perdere col Napoli renderebbe il cambio di allenatore l'unica scossa possibile, Amoruso rimanda a Carnevali e Massara: persone preparate, con grande esperienza, e qualsiasi decisione prenderanno sarà per lui quella giusta. Stasera, con il Napoli a 14 punti come noi, la domanda torna all'Allianz Stadium, e a rispondere dovrà essere la squadra in campo.

Fonte: Tuttosport

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