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Cannavaro: «Piazza pulita alla prima difficoltà». Sei allenatori dal 2019 gli danno ragione

Il ct dell'Uzbekistan riassume l'identità bianconera in tre parole, «devi solo vincere», e indica il vizio di cambiare tutto a ogni crisi. Alla vigilia del Franchi, quella frase pesa più di una semplice intervista.

Cannavaro
Cannavaro — Foto: sportellate.it

«Devi solo vincere». Fabio Cannavaro spiega la Juventus con tre parole, e sono le tre parole che oggi la Juventus fatica a mettere in pratica. L'ex difensore, ora commissario tecnico dell'Uzbekistan, ha parlato in un'intervista televisiva dei problemi bianconeri usando altre due formule che restano in testa: «Piazza pulita alla prima difficoltà» e «Noi tutti capitani». Nell'intervista ci sono anche i giovani, il Mondiale e il calcio italiano. Ma è la parte sulla Juve a toccare il nervo scoperto.

Sulla «piazza pulita» basta contare. Dal 2019 sulla panchina bianconera si sono seduti Sarri, Pirlo, Allegri, Thiago Motta, Tudor e adesso Spalletti: sei allenatori in sette stagioni. Nell'estate 2026 è stata rifatta anche la dirigenza: Giovanni Carnevali amministratore delegato e direttore generale dal 12 giugno, Frederic Massara all'area sportiva, Marco Ottolini direttore sportivo, mentre Damien Comolli e François Modesto hanno lasciato il club. Il 4 novembre Spalletti l'aveva detto dall'interno, con parole quasi uguali: «Giocatori abituati a vedere allenatori cacciati». Un ex campione da fuori e l'allenatore in carica da dentro descrivono la stessa malattia.

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Ed è qui che la frase di Cannavaro diventa scomoda anche per noi. «Devi solo vincere» è il DNA che rivendichiamo. Ma è anche la pressione che, ogni volta che le cose si mettono male, porta a ricominciare da zero. All'assemblea del 3 novembre dai soci è arrivato un «qui si deve vincere subito», e Carnevali ha ammesso che «i risultati non sono positivi». Il 2 novembre Spalletti aveva detto che a chi sostiene che la Juve debba vincere il campionato «gli viene raccontata una bugia». La domanda che nessuno vuole fare è questa: quanto di quel «devi solo vincere» è la cura, e quanto è la causa? Non sono le prime voci a parlare di identità perduta, ci erano arrivati anche Capello e Mutu. Cannavaro però aggiunge il punto dei cambi continui, e non è un dettaglio.

Il capitano che non c'è

Anche «Noi tutti capitani» cade in un momento preciso. Il capitano, Locatelli, è stato operato a Lione al menisco esterno del ginocchio destro: lo stop previsto è di circa 5-6 mesi. Con il Rennes la fascia l'ha portata Bremer. L'infermeria ha costretto Spalletti a dire «siamo in 13», e ad Alkmaar mancavano undici giocatori. A questa squadra un solo leader non basta: la responsabilità che mancherà per mesi con l'assenza di Locatelli va divisa. Leggiamo così la formula di Cannavaro: non come nostalgia, ma come la descrizione di quello che oggi manca.

Il resto dell'intervista riguarda lui. «Il mio sogno, è normale, è allenare in Italia e la Nazionale», ha detto, ricordando di allenare «da dodici o tredici anni». Con l'Uzbekistan ha un contratto fino a ottobre, e la Coppa d'Asia è stata spostata a dicembre dell'anno prossimo: «Mi sono già incontrato col presidente», ma «ho voglia di allenare». Due passaggi riguardano anche noi: «I giovani bravi devono giocare» e «la scuola italiana ha perso dei principi». La Juve che ha visto Alajbegović, classe 2007, decidere la partita col Napoli e che porta i ragazzi del vivaio ad allenarsi con la prima squadra, su questo almeno una risposta ha cominciato a darla.

La prova arriva domani alle 20:45 al Franchi. La Fiorentina di Vanoli è sedicesima con 8 punti e in campionato non vince in casa dal 13 aprile. Noi siamo settimi con 17 punti, a 6 dal Como quarto, e veniamo da due risultati utili consecutivi. È l'ultima partita prima della sosta del 9-17 novembre. «Devi solo vincere» non è più una frase da intervista: è il compito di domenica sera.

Fonte: Tuttosport

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