Venerdì 6 novembre 2026 · Serie ASito non ufficiale dei tifosi bianconeri
Ultim'ora
TifosiAFFIDABILE

Mutu alla vigilia del Franchi: «Alla Juve impari che non esistono scuse. Devi vincere. Punto»

Adrian Mutu ha giocato con tutte e due le squadre che domenica alle 20:45 si affrontano al Franchi. Spiega perché le due pressioni sono opposte e racconta l'aprile 2006, con cinque pareggi di fila e il Milan a tre punti. Detta oggi, la sua regola per la Juve stride con la linea di Spalletti.

Lo stadio Allianz Stadium di Torino
Lo stadio Allianz Stadium — Foto: mole24.it

«Alla Juve impari che non esistono scuse. Quando indossi quella maglia, devi vincere. Punto». Adrian Mutu, 47 anni, ha giocato nella Juventus e nella Fiorentina. Alla vigilia della sfida fra le sue due ex squadre parte dal ricordo più scomodo della sua stagione in bianconero: «Stagione 2005-2006, aprile: facemmo cinque pareggi consecutivi, il Milan a tre punti».

In quella squadra c'era tanta qualità, e il rumeno elenca i nomi uno dopo l'altro: «Buffon, Del Piero, Cannavaro, Ibrahimovic, Vieira, Emerson, Thuram». In panchina c'era Capello, «un allenatore che non permetteva a nessuno di abbassare la concentrazione». Del periodo ricorda anche una partita in cui segnò: «A Siena vincemmo 3-0 e segnai anch'io. Fu una vittoria importante perché ritrovammo quella sicurezza che ci aveva accompagnato durante tutto il campionato».

Leggi anche Spalletti chiede scusa ai tifosi dopo Genova. È ancora l'uomo giusto? «Dal mio punto di vista sì»

Due piazze, due pressioni

Secondo Mutu Torino e Firenze pesano sui giocatori in modo diverso. «A Torino è legata soprattutto al risultato. Alla Juventus vincere è considerato normale, mentre non riuscirci diventa immediatamente un problema. È una pressione continua, quasi istituzionale». A Firenze invece pesa di più la componente emotiva: i tifosi «ti fanno sentire un re quando le cose vanno bene». Mutu ha giocato anche il momento più duro della Fiorentina di quegli anni, la penalizzazione dell'estate 2006 affrontata con Prandelli: «Non cercavamo alibi. Sapevamo di dover recuperare terreno e pensavamo soltanto alla partita successiva».

La sua ricetta per uscire da una crisi alla Juve si può discutere, ma è chiara: «Lavorando, restando uniti e soprattutto assumendosi le proprie responsabilità. Non puoi nasconderti dietro la storia della società: devi essere all'altezza di quella storia». Se fosse in panchina, dice, partirebbe «dalla testa dei giocatori». Spiega che quando una squadra è in crisi i calciatori «iniziano ad avere paura di sbagliare e diventano meno coraggiosi». Poi mette le mani avanti: «Non voglio dare lezioni a Spalletti o Vanoli, perché soltanto chi lavora quotidianamente con un gruppo conosce davvero tutte le dinamiche».

Qui sta il punto che ci interessa. Le parole di Mutu arrivano pochi giorni dopo una frase di Spalletti: a chi dice che la Juve deve vincere il campionato, secondo lui, «gli viene raccontata una bugia». All'assemblea degli azionisti Carnevali ha ammesso che «i risultati non sono positivi», e dalla platea dei soci è arrivato un «qui si deve vincere subito». Sono due idee della Juve che non stanno insieme. Una è la regola dell'«obbligo di vincere», come la chiama Mutu. L'altra è il realismo di un allenatore che ha la rosa decimata e il capitano Locatelli fermo per 5-6 mesi. Per noi l'onestà di Spalletti sulla classifica è un merito. Però a Torino quella frase la si perdona solo se in campo la squadra gioca come se l'obbligo esistesse davvero.

Poi Mutu parla anche della sua carriera fuori dal campo, con le due squalifiche per doping, nel 2004 al Chelsea e nel 2010 alla Fiorentina. Il bilancio è amaro: «Quando vinci e segni, hai sempre tante persone intorno. Quando attraversi un periodo complicato, invece, il telefono squilla molto meno». Fra chi non se n'è andato cita Frey, «l'amico calciatore che mi è stato più vicino».

Arriviamo al Franchi settimi con 17 punti, a sei dal quarto posto del Como. Abbiamo vinto le ultime due partite, 2-0 al Napoli e 1-2 ad Alkmaar, ma con un'infermeria piena. Fiorentina-Juventus è l'ultima partita prima della sosta, domenica alle 20:45. Per due settimane resterà l'ultimo risultato che abbiamo davanti agli occhi.

Fonte: Corriere della Sera

La parola alla Curva

Nessuno ha ancora parlato
Tu che ne pensi?La discussione su questo pezzo comincia da qui: bastano due righe, e le leggiamo tutte.

Per commentare entra nella Curva — gratis, senza password.